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Una stagione all'INFERNO

"Scrivevo dei silenzi, delle notti, annotavo l'inesprimibile. Fissavo delle vertigini."
August 25

Arrivederci su IL SONNO DELLA RAGIONE

 
 
 
 
 
 
Questo blog chiude i battenti. Le continue ed inutili modifiche di windows mi spingono a fare l'ultimo passo.
Non verrà chiuso, ma la home page non verrà più modificata se non in casi eccezionali.
 
 
 
Se volete continuare a leggere qualcosa di simile ad UNA STAGIONE ALL'INFERNO, mi trovate su IL SONNO DELLA RAGIONE.
May 06

A-Films: proiezione e dibattito sulla situazione libanese-palestinese. Aiutateci a diffondere l'evento.

Il logo che vedete qui sopra, e che da tempo figura nei sotri banner, è quello del collettivo Anarchico Autono 'A-Films'.
A farmi conoscere questa intelligente iniziativa è stato, oserei dire come sempre, un nostro caro amico e persona stimata: Guerrilla Radio.
Guerrilla Radio ha conosciuto i ragazzi di A-Films in Libano, durante uno dei suoi numerosi viaggi umanitari.Grazie a lui siamo riusciti a metterci in contatto con loro, e grazie a tutti quanti ad organizzare una prima proiezione dei loro cortometraggi, presso il pub-locale IDEAL di Magenta. Una futura proiezione, forse, avverrà all'università. Ne stiamo discutendo.
Oltre a Vik, Francesco ed A-Films i ringraziamenti vanno al gruppo Puntorosso di Magenta (a cui il sottoscritto appartiene da 3 settimane), e a tutte le altre persone che ci hanno aiutato a rendere possibile questo piccolo evento di disinformazione. Un grazie anche al collettivo 'Oltre il ponte', che ha aderito solerte al mio invito e che ci ha propopsto delle grandi iniziative.
Ora alcuni dettagli sulla serata:
Ora di inizio, 21.00 presso l'IDEAL di Magenta, viale Piemonte 10. Come arrivarci? In treno da Milano Centale (fermata MAGENTA  dopo rho), oppure da Milano Porta Garibaldi (fermata MAGENTA dopo Corbetta-Santo stefano ticino), treni a ogni .19 e .49. C'è anche un autobus da Molino Dorino, per Magenta, ma è altamente sconsigliato.
Si inizierà con una breve introduzione sulla Nakba tenuta da Igor, alla quale seguirà la proiezione del cortometraggio di 'A-Films' su Naher el- bared, ed altri corti.  Ci sarà poi un dibatitto, anche sulla Fiera del Libro di Torino, e mi auguro che Vik ci narri brevemente della sua esperienza in Palestina.
Un bel passaparola in rete è quello che ci servirebbe, quindi invito i nostri abituali lettori a copiare-incollare questo posto sui loro rispettivi blog, anche se molto lontani da qui.
Ringrazio chiunque ci aiuti, chiunque decida di sacrificare un po' del suo tempo a comprendere questo piccolo evento e quanto sta succedendo in quel terribile angolo del mondo, fatti purtroppo sempre più ignorati dai soliti media economici.
Per qualsiasi informazione: vocidalsottosuolo@hotmail.it

Il c/o Puntorosso Magenta organizza per venerdì 9 maggio all'IDEAL di viale piemonte (dietro la stazione di magenta FS) la proiezione dei cortomtraggi del del collettivo anarchico a-films sulla situazione del campo profughi palestinese di Naher Al-Bared (Nord del Libano), recentemente raso al suolo dall'esercito libanese.

Per info:
vocidalsottosuolo@hotmail.it
waikiki99999@hotmail.it
3425551901

Il collettivo anarchico "a-films" annuncia il suo ultimo cortometraggio (10 min.) dal campo profughi distrutto di Nahr al-Bared in Libano
intitolato "Tracce d'Esproprio Collettivo".

Il 31 marzo 2008, l'esercito libanese ha reso accessibili alcune dozzine di case in la strada di al-Majles, nel distrutto campo profughi palestinese di Nahr al-Bared.

Dalla data ufficiale della fine del conflitto all'inizio di settembre 2007
fino al 30 marzo 2008, tutta la strada al-Majles è stata sotto esclusivo
controllo dell'Esercito Libanese. La quantità di furti, incendi dolosi e
distruzioni intenzionali in la strada di al-Majles e nel campo di Nahr al-Bared in generale, indicano un sistematico e collettivo esproprio dei residenti del campo da parte dell'Esercito Libanese.
L'Esercito Libanese ha finora proibito decisamente qualunque ripresa video
o foto a Nahr al-Bared. L'esercito, i suoi servizi segreti e i collaborazionisti locali si sono assicurati che nessuno potesse infrangere questa legge non scritta.

I 10 minuti di documenti filmati parlano delle accuse nel dettaglio. Può essere vista e/o scaricata qui:
http://a-films.blogspot.com/1998/05/video-tracce-desproprio-collettivo.h...

Per favore guarda il sito del collettivo per ulteriori video su Nahr
al-Bared: http://a-films.blogspot.com

a-films


March 15

Pechino 2008, iniziano i preparativi.

Olimpiadi 2008.jpg


AZIONE URGENTE
  • APPELLO: Adesione alla protesta per l'arresto dei marciatori tibetani in India

  • La marcia pacifica verso il Tibet è stata fermata dalla polizia indiana e i marciatori sono stati arrestati e atualmente detenuti in carcere.
    Al fine di chiedere la loro liberazione e la ripresa della marcia, l'Amminsitrazione comunale intende presentare un appello al Console dell'India a Milano attraverso una sottoscrizione di adesione all'iniziativa.

    Inviatiamo in particolare i rappresentanti dei governi locali ad aderire all'appello inviando una e-mail all'indirizzo sottoriportato, indicando i seguenti dati (continua)






Per esprimere solidarietà mandate una mail a: torino2006@italiatibet.org.

February 23

Le ragioni del Boicottaggio.

"In Palestina sta avvenendo la nuova apartheid del nostro secolo"
(Nelson Mandela)
boycott israel boicottaggio israle
boycott israel
 
Mandela pronunciò anche quest'altra di frase:
"la Palestina è la questione morale del nostro tempo".
 
In virtù del nostro passionale e compassionevole coinvolgimento a questa tragica questione,
comunichiamo tramite questo post il nostro pieno appoggio a chi sostiene il boicottaggio della fiera del libro di Torino.
 
Fiera che quest'anno avrebbe dovuto avere come ospite l'Egitto,
ma pressioni dell'ambasciata israeliana hanno convinto gli enti locali di Torino e del Piemonte a modificare il programma,
e a decidere di ospitare Israele per onorare il 60° anniversario della sua nascita.
Peccato che la festa d'Israele coincide con la nakba, la tragedia palestinese, quando quell'anno migliaia di palestinesi furono espulsi dai loro villaggi,  diversi uccisi, le loro donne stuprate dai coloni.
 
Da queste pagine e nelle mie esperienze di vita ho sempre cercato di sostenere la causa palestinese,
(questione morale del nostro tempo appunto)
e per sapere ogni volta quale azione fosse la più giusta da intraprendere ho adottato un sistema semplicissimo.
Semplicemente, ho sempre chiesto ai palestinesi cosa era meglio fare per sostenere la loro lotta di resistenza.
E difatti il mio appoggio al boicottaggio della fiera di Torino è condizionato oltre che dall’Unione Generale degli Scrittori Palestinesi dalle parole del  Poeta, massimo esponente della lirica palestinese Makhumd Darwish: «Se mi invitassero a Torino rifiuterei». «L'edizione di quest'anno è ipocrita e mi dispiace, amo l'Italia. La nascita d'Israele per noi è la Nabka, la catastrofe. Non ho niente da dire ai suoi cantori».
 
Molti le voci italiane di dissenso a questo boicottaggio,
alcune davvero fuoriluogo, come chi ciancia di antisemitismo ignorando che essere antisemiti e contemporaneamente stare dalla parte dei palestinesi è impossibile.(Le parole sono importanti).
A quelli invece che asseriscono che antisemitismo e  antisionismo sono sinonimi, rimando alla bella : "Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana" di Mauro Manno
 
Eccomi qui allora ancora a difendere le ragioni di un boicottaggio, dopo poco tempo dall'ultima volta, quando mi scontrai con un caro amico circa una mostra di arte moderna israeliana sempre a Torino (da quelle parti sono recidivi).
La storia insegna ma non ha alunni.
E Mandela e il Mahatma Gandhi sono al momento impossibilitati a concedere ripetizioni.
Ma c'è la storia specifica del SudAfrica a indicarci la strada per costringere Israele razzista e colonialista e giungere ad un compromesso.
Non boicottare allora quel regime di apartheid fu considerato un pò come esserne complici,
cosa cambia oggi?
 
Gli oppositori del boicottaggio argomentano che gli scrittori non sono responsabili delle politiche dei loro governi,
e in particolare Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman si sono spesso schierati contro  Tel Aviv.
A queste opposizioni vorrei ribattere ricordando che i "pacifisti" Yehoshua Oz e Grossman, erano a favore dell'ultima guerra in Libano, della "pulizia etnica contro i palestinesi del '48" (come l'ha definita storico israeliano Ilan Pappe) e soprattutto sono da sempre contrari al ritorno dei profughi palestinesi, diritto sancito dalla comunità internazionale.
 
Come suggerisce il grande poeta israeliano  Aharon Shabtai (lui veramente dissidente dalle politiche del suo governo),
queste manifestazioni culturali sono solo "occasioni di propaganda, in cui Israele si mette in mostra come uno Stato con una cultura, dei poeti, ma nascondendo che in questo momento sta compiendo dei terribili crimini contro l'umanità".
 
A riprova di questo in un articolo apparso nell'agosto scorso sul quotidiano israeliano Ha'aretz Dan Orian, un ex funzionario del ministero degli esteri israeliano, ha descritto la cooperazione tra governo e scrittori come basata su un mutuo interesse: questi ultimi «cercano la massima esposizione all'estero per il loro lavoro e il ministero vuole usarli, per mostrare la faccia attraente, sana d'Israele». 
 
Mi preme inoltre ricordare ,
che complici di quel boicottaggio internazionale e totale contro il Sudafrica segregazionista che portò attraverso negoziati alla democrazia a-razziale e alla sconfitta dell'apartheid  furono proprio i suoi più grandi scrittori (bianchi)  come Nadine Gordimer, Breyten Breytenbach, John Coetzee, André Brink che pagarono questa loro forte presa di posizione con l'esilio e con il carcere, oltre a vedere i loro libri banditi nel loro paese d'origine.
"Non che andassero in giro per le fiere letterarie all'estero su iniziativa del ministero della cultura di Pretoria per presentare la faccia buona - e perfino critica - del regime di apartheid. "
come ha scritto recentemente Maurizio Matteuzzi in un lodevole intervento su Il Manifesto.
 
Come stragrande maggioranza dei palestinesi, non credo che la miglior risposta all'occupazione israeliana siano gli attentati, i "kamikaze" e missili su Sderot.
Il boicottaggio è pacifista, non violento, la migliore risposta umanamente accettabile,
all'imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto.
 
Il boicottaggio può essere l'ultima speranza, e noi speriamo.
italian boycott israel
Riprendendo ancora le parole del poeta israeliano Aharon Shabtai:
"Io spero nell'aiuto degli europei, che i discendenti di Voltaire e Rousseau aiutino Israele, perché Israele non finirà l'occupazione fin quando l'Europa non gli dirà "basta". Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale - in cui a dettar legge è l'esercito - non può essere cambiata dall'interno. Per i valori di cui è portatrice, l'Europa non può continuare a collaborare con Israele."
 
Vittorio Arrigoni alias guerrilla radio
 
 
 
 

Fiera del Libro. Il problema non è la penna…ma la spada - 8-2-08

(654 letture)   Pagina Stampabile



di Sergio Cararo*

Chiunque disponga di un minimo di buonsenso o si sia preso la briga di leggere gli appelli per il “boicottaggio” della Fiera del Libro di Torino, non avrebbe tardato a capire che al centro del conflitto non sono gli scrittori israeliani né i loro libri. Chi, al contrario, ha concentrato su questo aspetto polemiche e dibattito, lo ha fatto in perfetta malafede o con grande superficialità. La dinamica della discussione e dei conseguenti anatemi, somiglia molto a quella messa in campo in relazione alla contestazione per l'intrusione “culturale” del Pontefice all'Università di Roma.

1. Innanzitutto ci sembra che la campagna di “boicottaggio” abbia prodotto un primo risultato. L'ambasciata e le autorità di Israele, non potranno utilizzare la Fiera del Libro come propria vetrina politica in occasione del sessantesimo della nascita del loro Stato senza che ciò produca opposizione e resistenza evidente anche all'opinione pubblica. Una parte dell'operazione - tutta politica - messa in campo per l'edizione della Fiera di quest' anno, è stata pubblicamente svelata e compromessa dall'azione pacifica ma determinata delle reti, associazioni, organizzazioni, centri sociali, intellettuali che non hanno abdicato alla solidarietà verso il popolo palestinese. Una prima verifica su questo la faremo all'indomani della prima manifestazione già convocata per il 29 marzo a Torino. Una seconda la faremo nella settimana di mobilitazione prevista in contemporanea con la Fiera stessa e che culminerà il 10 maggio con una nuova manifestazione nazionale a Torino.

Sarà in quei giorni che verificheremo concretamente se la Fiera del Libro tornerà alla sua dimensione naturale di incontro, marketing, scambi editoriali e culturali oppure sarà occupata politicamente e materialmente dagli apparati ideologici di stato (per dirla con Althusser) di Israele.

2. In secondo luogo, il dibattito sul “boicottaggio” nel nostro paese avviene in una sorta di vuoto pneumatico in cui i soggetti e l'oggetto del boicottaggio scompaiono insieme alla storia, ai processi reali, agli obiettivi e ai risultati delle azioni concrete.

Il ragionamento è semplice. I governi che si sono succeduti nello Stato di Israele in questi sessanta anni dalla sua nascita, hanno impedito materialmente e politicamente che nascesse lo Stato Palestinese. I fatti e le responsabilità sono evidenti a tutti. La Palestina come Stato non è potuta nascere perché un altro Stato (Israele) glielo ha impedito militarmente, economicamente e politicamente (con quel politicidio richiamato opportunamente da Kimmerling), dando vita ad una relazione di tipo classicamente coloniale tra Israele e i palestinesi dei Territori Occupati tuttora vigente ed anzi diventata ancora più brutale.

Dedicare a Israele per i sessanta anni dalla sua nascita un evento ufficiale come la Fiera del Libro di Torino, assumeva in sé come legittima questa vulnerazione della storia, del diritto internazionale e del diritto dei popoli, in modo specifico quello palestinese. Se questo dubbio o questa sensibilità, avesse sfiorato le istituzioni che animano la Fiera del Libro non si sarebbe arrivati a questa situazione. Né può essere accettabile a posteriore che gli scrittori o la cultura palestinese siano ammessi ancora una volta dalla “porta di servizio” ad un evento che celebra i sessanta anni dello Stato che ha negato ai palestinesi la terra, la libertà, l'identità,la dignità, l'indipendenza.

3. Infine, ma non per importanza, il boicottaggio nasce come sanzioni dal basso da parte della società civile di fronte all'inerzia o alla complicità dei governi e delle istituzioni internazionali predisposte per attuare sanzioni verso uno stato che violi la legalità e i diritti umani e dei popoli.

Noi non abbiamo gli strumenti o la possibilità di far revocare l'accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele siglato dal governo Berlusconi ma tuttora vigente, né possiamo far revocare le collaborazioni nel campo delle alte tecnologie tra Regione Lazio e Israele, né di far revocare i finanziamenti per le cure ai bambini palestinesi assegnate però alle strutture israeliane e non agli ospedali palestinesi dalla Regione Toscana. Tantomeno abbiamo la possibilità di mettere fine al vergognoso paradosso, per cui le uniche sanzioni internazionali adottate fino ad oggi sono state adottate non contro Israele ma contro la popolazione palestinese di Gaza già in emergenza umanitaria ancora prima dell'embargo adottato dall'Unione Europea (e dall'Italia).

4. Dunque se qualcuno - anche nella sinistra – ha paura delle parole, possiamo chiamare da oggi in poi il boicottaggio sanzionaggio. La forma sarebbe più rassicurante per alcuni, ma la sostanza e gli obiettivi rimangono i medesimi: ottenere attraverso una pressione internazionale crescente un cambiamento della politica di uno stato e dei suoi governi nei confronti di una popolazione sottoposta a insostenibili violazioni dei propri diritti. Con il Sudafrica dell'apartheid questo modello ha ottenuto dei risultati decisivi. Nel 1989 – con Mandela ancora in carcere e il movimento antiapartheid reduce da una sconfitta dolorosa -nessuno di noi avrebbe immaginato che nel 1994 Nelson Mandela sarebbe diventato presidente del Sudafrica. Non solo, ma nessuno ha mai chiesto a Mandela e ai movimenti che nel proprio paese e nel mondo lo sostenevano di dare vita a due Stati: uno per i bianchi ed uno per i neri. Perché mai oggi dovremmo arretrare anche sulla prospettiva niente affatto utopica dello Stato unico per israeliani e palestinesi, uno stato laico, democratico, multireligioso? Anche su questo il dibattito si è finalmente riaperto. Chissà se si riuscirà a discuterne anche dentro e fuori la Fiera del Libro di Torino nei prossimi mesi? Vista così, la campagna di “boicottaggio” ha avuto il merito di porre al centro dell'agenda politica questioni decisive che erano state pesantemente rimosse anche nel nostro paese, anche dalla sinistra nel nostro paese.

* Campagna 2008 anno della Palestina/Forum Palestina

 

Questo blog aderisce al boicottaggio della Fiera del libro di Torino 2008, per i motivi sopra esposti.

February 16

Le Divisioni del papa

Le divisioni del papa
Angelo d'Orsi

Il signor Magdi Allam, personaggio che ormai appartiene alla storia della teratologia comparata, turbato dal successo dell'appello dal sottoscritto lanciato a favore dei 67 colleghi della «Sapienza», e in generale dalle manifestazioni di solidarietà che quei docenti stanno ricevendo, non ha trovato di meglio che lanciare un suo appello, dal sapore di scomunica e dal tono di crociata. Dopo aver pochi giorni fa tuonato contro i matrimoni misti, Magdi, chiede agli italiani di dichiararsi senza esitazione dalla parte del papa. 

Il testo dell'appello è una chiamata alle armi, vero proclama per operare una nuova limpieza de sangre: stavolta non sono soltanto gli islamici, ma tutti gli anticristiani e in specie nemici del Vaticano, anche quando battezzati e italiani. Nella perorazione di Allam, il tono bellicoso, da monaco che grida ai crociati «Dio lo vuole!» (ma, beninteso, contro la «predicazione d'intolleranza laicista da parte di un manipolo di docenti e dell'intimidazione violenta da parte di una banda di studenti») si mescola talora al belato in difesa del Santo Padre e la sua «inaudita e sofferta decisione» di annullare la visita alla Sapienza. Allam, però, va ben oltre, e evocando toni e argomenti alla Cesare Maria De Vecchi, indimenticato ministro dell'Educazione nazionale ai tempi belli in cui i treni arrivavano in orario, specie quando traducevano i Gramsci, i Terracini, i Foa e i Pajetta, in galera, o tanti italiani in amene località di «villeggiatura», per citare la celebre battuta del simpatico cavalier Berlusconi, che di vacanze se ne intende. Quel De Vecchi che invocava una «bonifica fascista della cultura». Il confronto testuale è illuminante: chi parla di «evidente marciume ideologico diffuso nel mondo accademico e culturale italiano»? Allam 2008, o De Vecchi 1937? Allam 2008. Risposta esatta. Tra le prime adesioni, quella di Giorgio Israel, che negli ultimi tempi si è messo reiteratamente in luce, per begli esempi di argomentare comprensivo e tollerante, su testate ben note, dal Giornale al Foglio. E certo l'adesione a un testo che invoca la bonifica della cultura dovrebbe inquietar lui più di quanto inquieti altri, forse. Ma, ormai, tutte le confusioni sono lecite, tutte le contaminazioni, e tutte le menzogne, e i più indebiti slittamenti logici e le più improponibili analogie storiche. Sicché, un Allam è oggi l'avanguardia di un esercito sanfedista, che con approccio rovescista, tuona contro lo stato italiano trasformato «in un bordello dove si svendono i valori e si calpestano le regole». E quali sono le regole e i valori? Che il papa vada a inaugurare l'anno accademico del più grande ateneo d'Europa; e che comunque avendo rinunciato - perché a lui interessava dare il verbo, nel silenzio compunto e deferente dell'uditorio, come appunto in una funzione religiosa - la colpa è dei «laicisti», che quello stato hanno difeso, sbandierando non Lenin o Bin Laden, ma Cavour, o Galileo. Allam, forse diventato portavoce ufficioso della Santa Sede, forse suscitando l'invidia di altri in lizza per lo stesso ruolo, non si vergogna a scrivere che «oggi l'università e più in generale il mondo dell'Istruzione, i docenti e più in generale il mondo della Cultura, sono profondamente ammalati di relativismo cognitivo, etico e culturale; sono totalmente accecati dall'ideologia del laicismo che li porta a odiare e a infierire contro la propria civiltà che ha il suo radicamento storico e scientifico nella fede e nella tradizione giudaico-cristiana»... Essi, sono anzi «a tal punto spregiudicati e immorali da non avere remore a schierarsi e a favorire chi è dedito a combattere e a annientare la nostra civiltà occidentale» e in particolare, ovviamente, i «predicatori d'odio» e gli «apologeti del terrorismo islamico». Ebbene, la rinuncia del papa, e la protesta di tanta parte di questo odioso culturame (ah, il buon Mario Scelba!), segna la «cocente sconfitta dello Stato di diritto» e il «trionfo dell'estremismo e dell'oscurantismo». Come si combattono tali virus? Risposta: «quantomeno» con «una sanzione disciplinare e morale nei confronti di educatori che diseducano». E se ciò non dovesse avvenire, si avrebbe la conferma «che è l'insieme dell'università italiana da bonificare». Siamo appunto, di nuovo a De Vecchi, e alla sua «Bonifica fascista della cultura», edito da Mondadori nel 1937 L'ultima sortita di Allam, e dei suoi sodali vecchi e nuovi, deve indurre a riflettere su di una situazione che mostra forse il punto d'arrivo della «crisi dell'intellettuale», che tale Julien Benda, ottant'anni fa, bollò come «tradimento dei chierici». Si confondono cose che nulla hanno a che fare, stabilendo inesistenti catene causali: l'appello dei 67, da manifestazione civile e legittima, oltre che giusta, di difesa della sacralità della scienza e dei suoi luoghi (esiste questa sacralità!), diviene la prova di un vetero «laicismo», parola lanciata come se fosse un'accusa: chi lo fa ignora ovviamente che il laicismo non è altro che l'idea della (necessaria) laicità della scienza e della politica in uno stato e in una società moderni. Altro esempio inquietante rimescolamento scorretto delle carte, è la reazione isterica alla proposta (personalmente da me non condivisa, ma legittima) di boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, per protesta contro l'invito a Israele come stato ospite d'onore, nel 60° della sua fondazione: una data importante per gli israeliani, ma certo un lutto (la Nakba) per gli arabi, e in specie per i palestinesi espulsi dalle loro terre, espropriati delle loro case, a cui (ai loro eredi, ormai), a dispetto delle reiterate risoluzioni Onu, mai è stato concesso il rientro. Troppi commentatori «indipendenti» hanno fatto a gara nel porre sotto accusa anche chi si è limitato a osservare il rischio di un invito (politico) a Israele, in quanto stato, in questo anno; a chi ha proposto di invitare anche i palestinesi, dando corpo all'utopia di uno stato con due popoli (e molte religioni). Puntuale è scattata l'accusa di antisemitismo, o, nell'ipotesi più benevola, stabilendo strabilianti connessioni anche con l'episodio della Sapienza (il primo a farlo è stato, furbescamente, il rettore Guarino), si è gridato alla mala pianta dell'intolleranza. E, improvvisamente, spunta lo schifoso elenco con i nomi dei firmatari di un documento del 2005 contro il boicottaggio deciso nelle università inglesi... Ecco dunque il boicottaggio a Israele (presentato come rifiuto del confronto con i libri e gli autori), non come sanzione di una politica, viene coniugato con la black list: dunque ancora, «antisemitismo». E così, per tornare alla protesta contro lo sciagurato invito del rettore al papa in quella precisa circostanza, ecco che partono le accuse non solo di laicismo anticristiano, di anticlericalismo ottocentesco, ma ancora, di intolleranza. Tragicomico segno dei tempi di confusione i cartelli dei fascisti davanti all'ingresso della Sapienza, che invocano Voltaire, per giunta in nome di papa Ratzinger...Mentre Giuliano Ferrara, che chiama «asini», i 67, si vanta di non essersi laureato. Benito Mussolini si vantò di non aver mai letto una pagina di Benedetto Croce.

Fonte: Il Manifesto.

February 11

Quanti politici nella spazzatura.


Foto di aremac da flickr.comL'Espresso, 7 febbraio 2007

Gli appalti. La scelta delle aree per le discariche. Le aziende di smaltimento. Persino le assunzioni al Commissariato. Nella regione il business dei rifiuti scatena gli interessi di tutte le forze politiche.

Da una parte i nomi e cognomi dei dipendenti, dall'altra quelli dei loro sponsor politici. Ecco, se si vuole capire che cosa è davvero accaduto in Campania dove, dall'11 febbraio del 1994, esiste un Commissariato per l'emergenza rifiuti che ha speso quasi 2 miliardi di euro senza riuscire a centrare nessuno degli obiettivi imposti, si può benissimo partire da qui. Da questo lungo elenco di nomi preparato in via ufficiosa nel 2004 dalla direzione del personale nelle settimane in cui, dopo le dimissioni di Antonio Bassolino, il Commissariato veniva scorporato in tre diverse sezioni: rifiuti, acque e bonifica.

Leggendo la lista, di cui L'espresso è riuscito a ottenere una copia, diventano, riga dopo riga, chiare le responsabilità di un'intera classe politica: non solo dei bassoliniani del Partito democratico che governano la regione, ma anche dell'opposizione di centrodestra che all'ombra del Vesuvio ha partecipato e partecipa con passione all'immondo banchetto della spazzatura.

Sì perché qui la monnezza, un business che tra appalti e stipendi, fattura un milione di euro al giorno, è un affare di tutti. I politici, prima ancora che la camorra, ci guadagnano non solo in termini di consenso elettorale, imponendo assunzioni nei 18 diversi consorzi di raccolta, tutti rigorosamente lottizzati, ma anche indicando le aree di imprenditori amici dove potrebbero essere aperte discariche e centri di stoccaggio, gestendo pompe di benzina convenzionate con le aziende dei rifiuti, improvvisandosi trasportatori e soprattutto creando decine e decine di aziende a capitale misto pubblico-privato dove piazzare amici, compagni di partito e parenti.

Anche per questo il Commissariato, dove pure nel corso degli anni hanno lavorato giorno e notte molti tecnici di assoluto valore, si è a poco a poco trasformato in carrozzone dove arrivava, 'comandato' da altre amministrazioni pubbliche, personale ansioso di intascare le 70 ore di straordinario mensili garantite a ciascun dipendente. Così, mentre il nuovo commissario Gianni De Gennaro va affannosamente a caccia di terreni dove riversare almeno una parte delle oltre 300 mila tonnellate di rifiuti che ancora intasano gli angoli delle strade della regione, la lista segreta dei vecchi dipendenti del Commissariato diventa adesso una fotografia impietosa di quanto è accaduto. Un'istantanea della Casta che comanda in Campania.

Scorrendo l'elenco, le sorprese non mancano: a segnalare i 'comandati' non erano solo i Ds, la Margherita, l'Udeur. Ci davano dentro pure Forza Italia e Alleanza nazionale. Negli uffici del Commissariato erano per esempio di casa Antonio e Flavio Martuscello, i due dioscuri azzurri del napoletano, rispettivamente deputato ed ex sottosegretario all'Ambiente il primo, consigliere regionale più votato d'Italia, il secondo. I Martuscello avevano sponsorizzato sei diversi nomi. Altri due erano invece stati proposti dal consigliere regionale azzurro Giuseppe Sagliocco, il quale, dopo aver inviato tecnici di suo fiducia al Commissariato, tre anni fa non si è trovato in imbarazzo a capeggiare, assieme a un bel gruppo di parlamentari del centrodestra, le proteste della popolazione che chiedeva il blocco dell'unica discarica ancora disponibile quella di Parco Saurino 2, a Santa Maria La Fossa. Una segnalazione era poi arrivata tramite Francesco Bianco, fino a due anni fa in Regione nelle fila del partito di Berlusconi, e ora capogruppo in Comune per l'Udeur.

Lì Bianco si è ritrovato accanto ai professionisti delle nomine: gli iscritti del partito di Clemente Mastella (nell'elenco compare pure una sua sponsorizzazione diretta) che al Commissariato piazzavano personale per intervento del segretario regionale Antonio Fantini, di Pasquale Giuditta, un deputato sposato con la sorella di lady Mastella, dell'ex assessore regionale all'Ambiente Ugo De Flaviis poi cacciato dal Campanile ("Pago per le nomine non fatte", disse De Flaviis) e dell'ex sottosegretario all'Agricoltura nel governo D'Alema, Nello Di Nardo, dal 2006 cordinatore nazionale degli eletti dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ancora più folta ovviamente è la pattuglia dei raccomandati dal Partito democratico (Ds e Margherita). A parte i nomi che recano vicino la dicitura 'Presidenza' (leggi Bassolino), dietro ai quali si celano non solo tecnici considerati di area di centrosinistra, ma anche raccomandati dal centrodestra (tra i dipendenti c'è per esempio la nipote di un consigliere regionale di Alleanza nazionale), nella colonna degli sponsor appare il nome del ministro dell'Innovazione Luigi Nicolais, del sindaco di Ercolano (politicamente uomo di Nicolais), Nino Daniele, del leader dei rutelliani in Campania, Antonio Villari e dell'ex subcommissario ai rifiuti ed ex assessore al Comune, Massimo Paulucci. Non è tutto. La lista prosegue citando spesso il capogruppo dei Ds in Regione, Antonio Amato, il fedelissimo di De Mita Antonio Valiante, l'assessore comunale Giorgio Nugnes e Andrea Losco, oggi eurodeputato rutelliano, ma un tempo commissario ai rifiuti e presidente di Regione, dopo l'esponente di An, Antonio Rastrelli (i nomi degli uomini di Rastrelli vengono indicati nell'elenco con la dicitura '99').

Adesso con i rifiuti di nuovo per le strade, il clima di consociativismo politico che ha reso possibile l'ennesima emergenza non sfugge ai campani, che scendono in piazza per protestare. E a farne le spese sono un po' tutti. Chi tenta di bloccare la polizia e i funzionari di De Gennaro ormai non fa più differenze di colore di casacca. Ne sa qualcosa Pietro Diodato, consigliere regionale di An e membro della commissione Ambiente, celebre a Napoli per una serie di denunce contro gli sprechi della giunta comunale di Rosa Russo Iervolino. Diodato con la spazzatura ci è cresciuto. I suoi nonni fino a vent'anni fa trasportavano con i loro camion la monnezza nella discarica privata di Pianura, quella che De Gennaro avrebbe voluto riaprire e che invece ospiterà solo un sito di stoccaggio per ecoballe. Oggi Diodato nel quartiere dove è nato e cresciuto ci può mettere piede solo a suo rischio e pericolo. Ai primi di febbraio la folla inferocita ha bruciato un grande distributore di benzina a forma di camion da poco aperto da sua nipote e la sua sede elettorale. Agli abitanti, che inizialmente si muovevano in massa assieme a ultras del Napoli e gruppi di figli di camorristi in motorino, non era andata giù un'intervista in cui Diodato si mostrava possibilista sull'utilizzo della discarica e soprattuto un emendamento da lui presentato in occasione della discussione della legge regionale sui rifiuti. Cosa proponeva Diodato? Semplicemente che i capannoni vicini alla discarica potessero essere utilizzati per ospitare impianti per la separazione della spazzatura. "La mia intenzione era solo quella di creare dei nuovi posti di lavoro", assicura il consigliere di An. Ma per i manifestanti il fatto che sulla strada diretta ai capannoni, dove ci sono già altri distributori, i famigliari di Diodato avessero aperto una pompa proprio della marca di carburanti con cui è convenzionata l'azienda comunale della nettezza urbana, era diventata la prova di come anche lui sulla monnezza ci volesse marciare. Diodato, ovviamente nega, ma intanto si trova a fare i conti con il nemico in casa.

Il vero leader della protesta di Pianura è infatti il consigliere comunale Marco Nonno, un fascista di altri tempi che sull'auto tiene appiccicato un adesivo che avverte: 'Balilla a bordo'. Suo fratello è stato condannato a 14 anni di carcere per aver sprangato a morte, sul finire degli anni '70, un ambientalista, lui però è fatto di altra pasta e anche se adesso è nei guai per aver tentato di vendere via Internet una vecchia mitragliatrice da guerra, respinge le accuse di chi lo segnala come uno dei fomentatori degli scontri: "Non ho pagato nessuno dei manifestanti e soprattuto non ho fatto affari loschi. Con quelli che hanno costruito intorno alla discarica non ho niente da vedere". Una precisazione d'obbligo, visto che tra i primi nemici della discarica, oltre che gli abitanti, ci sono gli imprenditori legati alla camorra che hanno edificato palazzine abusive il cui valore crollerebbe se qui arrivassero i rifiuti.

In Campania del resto funziona così. Pensi alla monnezza e spunta il politico. Anche quello che non ti aspetti. Persino Paolo Russo, il parlamentare di Forza Italia che insieme al senatore di Rifondazione Tommaso Sodano nella passata legislatura fece luce su molti degli affari sporchi legati alla gestione del business ambientale, ha vicino a lui chi fa soldi con la spazzatura. Il fratello del suo assistente parlamentare compare nella compagine societaria di tre aziende interessate nella gestione del ciclo dei rifiuti. Mentre la Ecocampania, specializzata in raccolta, faceva capo al segretario provinciale dell'Udeur di Caserta, Nicola Ferraro, poi arrestato dalla Procura di Santa Maria Capua a Vetere. Sempre di rifiuti, tramite quattro società al quale è stata tolta la certificazione antimafia per condizionamenti da parte del clan dei Casalesi, si occupa anche il fratello di Nicola Marrazzo, consigliere regionale e segretario provinciale di Napoli dell'Italia dei Valori.

Ma è andando a Caserta che il continuo conflitto d'interessi, o meglio gli interessi che intrecciano il business ambientale con la politica, diventano ancora più evidenti. Qui, secondo i pm antimafia, la facevano da padrone aziende di smaltimento dei fratelli Orsi, due imprenditori legatissimi al presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi, e al deputato di Forza Italia Nicola Cosentino, un ex socialdemocratico più volte candidato dagli azzurri nonostante la parentela acquisita con il boss Peppe Russo, detto ''o Padrino'. Gli Orsi erano in costante contatto con il segretario particolare di Landolfi, ora arrestato, ma visto che si trattava di gente dai forti ideali, quando al governo c'era finita la sinistra si erano iscritti ai Ds per intercessione del consigliere regionale Angelo Brancaccio. Poi anche Brancaccio è finito in manette. E una volta scarcerato, l'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, lo ha voluto con sé come vice segretario regionale dell'Udeur. Il riciclaggio, almeno a livello politico, in Campania, nonostante tutto funziona.

Hanno collaborato Mario Fabbroni, Claudio Pappaianni e Raffaele Sardo

Fonte

February 09

Evviva la coerenza.

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"Sono d'accordo con la filosofia di Veltroni, non sacrificherò le mie idee per tenere in piedi una coalizione, non scenderò a patti con nessuno. Il Popolo della Libertà nasce per correre da solo" (Silvio Berlusconi, La Stampa, 19 dicembre 2007).

"Noi siamo già pronti a stupilare un patto per andare da soli alle elezioni. Bisogna vedere se Veltroni è pronto ad accettarne le conseguenze" (Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore FI, La Stampa, 19 dicembre 2007).
February 01

Aria di Forza Italia. aria di censura.

Mediaset: «Stop al servizio su Mastella»
Alessandro Sortino: «Lascio le Iene»

La polemica del giornalista: «Mediaset ne impedisce la messa in onda, lascio».

L'azienda: «Il pezzo non era equilibrato» 

Leggi l'articolo





Riflessioni pavloviane

di Peter Gomez
Dobbiamo essere grati ad Alessandro Sortino. La sua decisione di  dimettersi dopo che i vertici di Mediaset (Piersilvio Berlusconi e  Fedele Confalonieri) avevano censurato un suo servizio sul clan  Mastella che doveva andare in onda sulle Iene, è stata per tutti un  lezione di stile. E ha dimostrato come il regime sia sempre in  agguato. Ma non basta. Dobbiamo essere grati a Sortino anche per altro. La  sua denuncia permette di capire a chi sta veramente a cuore la  libertà di stampa e a chi no. Oggi, per esempio, dalle colonne del Corriere della Sera, Aldo Grasso ci spiega che non si dovrebbe discutere troppo del caso Sortino. Secondo lui si dovrebbe parlare invece degli straordinari successi di ascolto de "Le Iene" e di "Striscia La Notizia" ottenuti facendo un'informazione «informale, goliardica, che talvolta tende al moralismo e al populismo, e si sottrae quasi sempre alle norme dell'equilibrio e dell'imparzialità, tradizionali cavalli di battaglia del giornalismo "serio"». Il tema è senza dubbio interessante. E merita un approfondito dibattito. Ma intanto Sortino è rimasto senza contratto. Il suo servizio su Mastella, così come altri servizi riguardanti personaggi in qualche modo utili al cavaliere (le Iene, per esempio, si erano viste censurare un'intervista a Tronchetti Provera riguardanti le sorti de La 7) , non è stato trasmesso. E  tutti i colleghi di  Mediaset vedono ribadito nei fatti un concetto semplice, semplice: il padrone è al lavoro e non va disturbato. Cosa accadrà quando il padrone tornerà a essere presidente del  Consiglio è insomma facile intuirlo. È vero: in questi mesi di governo Prodi l'informazione televisiva è migliorata molto poco. Nella Rai i partiti hanno continuato a farla da padroni, in molti casi l'editore di riferimento si è limitato a passare dai politici di centro-destra a quelli di centro-sinistra, mentre a Mediaset  i tg (e i programmi d'informazione- intrattenimento) hanno subito un ulteriore giro di vite. La cosa è assolutamente ininfluente per noi giornalisti: basta allinearsi e lo stipendio ce lo danno ancora (anzi in qualche caso ce l'aumentano). Ma invece è molto preoccupante per i cittadini: il principio che bisogna conoscere per poter deliberare è uno dei  principi fondanti di ogni democrazia. Se le notizie vengono censurate chi guarda una tv o legge un giornale non se ne accorge. La notizia che non viene data infatti  semplicemente non esiste. Ce ne accorgiamo invece noi che quelle notizie le conosciamo, ma non le possiamo comunicare. Per questo c'è chi si ostina a denunciare le censure. Con un riflesso che sarà pure pavloviano, ma che è pur sempre un riflesso. Altri invece cambiano discorso. Contenti loro.

 

 

from: http://ilsonnodellaragione.iobloggo.com/

January 26

Cuffaro si è dimesso.



SALVATORE CUFFARO SI E' DIMESSO  Il Governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, ha annunciato in aula le sue dimissioni ''irrevocabili'', dopo le polemiche legate alla condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice che gli e' stata inflitta venerdi' scorso dal tribunale di Palermo.

Salvatore Cuffaro ha aggiunto che comunicherà le proprie dimissioni al presidente della Repubblica. Cuffaro ha concluso il suo discorso tra gli applausi di numerosi parlamentari e di tutti i presenti sul banco del governo.
January 11

Lettera di inizio anno a Babbo-Natale Prodi perchè la smetta di bofonchiare e ingrani la marcia.



A Romano Prodi, Palazzo Chigi - Piazza Colonna, 370 - 00187 ROMA, chiunque può copiare e incollare la lettera e firmare a suo nome, basta dare avviso di questo nei commenti.




Gent.le Presidente del Consiglio,
mi chiamo Gabriele e sono un po' troppo cresciuto per credere ancora a Babbo Natale e alla sua slitta. Tanto più che ci si dovrebbe domandare se il Natale oggi ancora esiste, ma questo è un altrodal discorso.
Vorrà capirmi, quindi, se alla bella età di 21, ho voluto scrivere a lei anzichè al vecchio lappone. Lei è sicuramente più influente e reale, anche se molti affermano oggi il contrario.

Ma veniamo al dunque.
Il 9 Aprile 2006 lei, e la sua coalizione, avete ottenuto il mio voto.
Lei lo aveva ottenuto anche alle primarie di ottobre, quando dovevamo scegliere il leader della coalizione, perchè pensavo che fosse l'unico in grado di battere Berlusconi e di mantenere unita una coalizione così variopinta.
Se si votasse oggi, caro presidente, molto probabilmente me ne starei a casa. Così come ho fatto per le primarie-farsa del partito democratico, il discendente della vecchia Balena Bianca.
E questo a causa di certi atteggiamenti suoi e dei suoi ministri durante questo anno e otto mesi di governo. Se è vero, infatti, che avete rimesso in sesto ( si fa per dire, dato che siamo stati sorpassati dalla Spagna per quanto riguarda il Pil e che siamo il fanalino d'Europa per la crescita) l'economia del paese e avete ristabilito il prestigio internazionale di questa nazione, è vero anche che (quasi) nessuno degli impegni elettorali presi sono stati rispettati.
Molti di noi vi hanno votato perchè credevano il Lei e nella Vostra coalizione.
Credevano al cambiamento del paese, ridotto a un cumulo di macerie fumante da Berlusconi e da una destra razzista, xenofoba e fascistissima.
Credevamo in un cambiamento culturale degli italiani, che, purtroppo, non c'è stato. E questo anche perchè molti dei suoi ministri si sono rivelati per quello che sono: ossia la corrispondente di sinistra dei loro omologhi di destra.
Ci aveva promesso, presidente, la cancellazione immediata delle leggi ad-personam, vero sfregio al diritto e quindi alla democrazia di questo paese.
Invece che abolite, queste legge sono ancora tutte in vigore. Tranne due, la ex-Cirielli e le rogatorie internazionali, fatti a pezzi dalla Corte Costituzionale per incostituzionalità. Dalla Corte Costituzionale, non dal governo.
E non si nasconda dietro la foglia di fico dell'esigua maggioranza al Senato della Repubblica, perchè un suo ministro (sic!), quello di Grazia e Giustizia, ha dichiarato che non ha nè intenzione nè il tempo per tenere il Parlamento occupato a correggere gli errori del centro-destra.
Questo ministro ha letto il vostro programma di governo? Se sì, dovrebbe dimettersi. In caso contrario, mi faccia il piacere di spiegarglielo lei.
Magari affermando a chiare lettere l'indipendenza della magistratura e la sua completa autonomia.
Recentemente, quando per il pm De Magistris è stato chiesto il trasferimento dalla procura di Catanzaro, ho avuto una crisi di identità. A sentire le dichiarazioni dei politici di centro-sinistra non ci ho capito più nulla. Non volevate riaffermare forte e chiaro che la magistratura è indipendente e ha il dovere di indagare ed eventualmente condannare quei politici che commettono reato? Anche qualche giorno fa, quando sono state diffuse le intercettazioni Berlusconi-Saccà, ho avuto una crisi di identità.
Ma questa volta lei non c'entra, il discorso riguarda il Presidente della Camera. Quindi passiamo oltre. Passiamo al segreto di Stato.
Segreto di Stato che ci avevate promesso di togliere, e di far scomparire per sempre. E invece, dopo aver scoperto che l'imam di Milano, Abu Omar, è stato rapito illegalmente e torturato in un paese straniero da agenti Cia e del Sismi, lei che fa'? Oppone il segreto di stato sulle carte presentate dall'indagato generale Pollari al processo condotta dalla procura di Milano. Non solo, ma avete anche posto la questione di costituzionalità davanti alla Corte Costituzionale, confezionando, nel frattempo, una riforma dei servizi segreti ad-personam per Pollari, intanto promosso consulente a Palazzo Chigi.
Per non parlare delle richieste di estradizione per gli agenti CIA coinvolti nel processo a cui da più di un anno il ministro Mastella non trova il tempo di rispondere.
Mi vuole spiegare il perchè di questo comportamento? Ha forse paura della reazione degli Stati Uniti d'America?
Se è per questo stia tranquillo, lo avevamo già capito da tempo. Da quando ha annunciato senza preavviso e senza discuterne con nessuno il sì alla base Dal Molin a Vicenza. Le spese militari rispetto alla finanziaria 2007 sono aumentate dell'11%, che già aveva aumentato le spese del 13%. Non le sembrano eccessivi? Neanche il governo Berlusconi, che ci aveva portato in Iraq, aveva speso tanto.
Mi ha lasciato perplesso e , se posso dirlo, anche addolorato che lei non abbia detto niente contro questi progetti. Proprio lei, che proclamava un mondo migliore, più pacifico e senza conflitti per il petrolio. Lei che decantava la bellezza di un paese fondato su una democrazia viva e partecipativa come quella delle primarie. Peccato che a Vicenza non fosse stato informato nessuno, con la decisione presa, come da copione, dall'alto. Questo del resto lo abbiamo capito a Trento, quando è stato contesto dai ragazzi del No Dal Molin, senza rispondere a nemmeno una delle loro domande. Ma almeno non si è addormentato. E' già qualcosa.

Ho parlato prima, presidente, di leggi ad-personam.
Forse avrei dovuto chiamarle leggi vergogna, includendo anche tutte quelle leggi nefaste e scigaurate promosse ed approvate dal centro-destro.
Leggi che includono anche la legge sulla legittima difesa, la Bossi-Fini sull'immigrazione ( a cui, è vero, avete posto parziale riparo), a quella Fini-Giovanardi sulle droghe leggere, alla legge 40 sulla procreazione assistita, alla legge 30 sul lavoro.
Il senatore Polito, ha affermato in merito a quest'ultima legge, che non è nei piani della maggioranza abolirla, ma modificarla leggermente. La prego di smentire il suo senatore, altrimenti ne trarremo le debite conseguenze.
Ci sono molte altre cose di cui vorrei parlare: le pressioni del Colle sul Csm per il trasferimento del Gip di Milano, Clementina Forleo, che indagava sui furbetti del quartierino il loro corrispettivo politico; sui finanziamenti alle università e sul fatto che un giovane oggi,  sia messo oggi nella prospettiva di dover fuggire all'estero per avere prospettive di carriera; sulla lotta alla mafia del suo governo, totalmente i-n-e-s-i-s-t-e-n-t-e, come si è evinto dal fatto che lei abbia scelto come ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella, testimone del boss Campanella insieme a Cuffaro; dalla farsa sui Dico, oggi Cus, ritirati in tutta fretta dopo i mormorii del vaticano e delle gerarchie ecclesiastiche.
Mi fermo qui, onorevole presidente, perchè in fondo sono passati solo 2 anni.
Ha, avete, ancora il tempo per recuperare, per mantenere gli impegni e per fare risalire la china a questo triste e depresso paese.
In questo modo, mi creda, recupererete anche consensi e il plauso della gente, perchè il "popolo" è tutto tranne che stupido.
Augurandole Buone Feste,
Cordiali Saluti

G.T.

December 14

Fermaiamo la guerra demolendo le sue basi!


Manifestazione europea 14-15-16 dicembre 2007



L’appello di Alex Zanotelli contro l’aumento delle spese militari.

Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa) abbia votato, il 12 novembre con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace“.
Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet: era già troppo tardi. La “frittata“ era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia.
Delusione profonda verso la Sinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati “, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI’! E tanti!! Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23, 5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11% rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.

In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell’emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012! Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.
E’ grave che la Sinistra, anche la Radicale, abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli.
Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota!
Tutto questo è di una gravità estrema ! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’ Iran e alla guerra atomica. Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita!
Ma ancora più grave è il nostro silenzio: il mondo della pace che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare!

Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a Sistema. È il trionfo di ”O’ Sistema”.
Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’ Impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.




November 06

Morto Enzo Biagi, una marea di schiene piegate nel giornalismo italiano.

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MILANO - Enzo Biagi è morto poco dopo le otto alla clinica Capitanio di Milano, dove era ricoverato da una decina di giorni. Al momento del decesso del popolare giornalista e scrittore c'erano al capezzale le due figlie Bice e Carla, e i generi.

Enzo Biagi, testimone del secolo come pochi altri, se ne e' andato. Come una foglia d'autunno - per usare una delle ultime immagini che il popolare giornalista e scrittore era ancora riuscito a dare di se stesso - si è staccato dall'albero della vita, spazzato dal vento forte di una malattia inesorabile. Biagi è morto alla clinica Capitanio, a 87 anni, attorniato dai suoi familiari, che lo hanno assistito in questi ultimi, drammatici dieci giorni. Era nato a Lizzano in Belvedere, un paese dell'Appennino tosco-emiliano in provincia di Bologna, il 9 agosto del 1920.

Biagi è stato lucido fino alla fine, come hanno testimoniato i colleghi e gli amici che, in quest'ultima settima, sono andati a trovarlo. Ha lottato "come un leone", non ha subito passivamente l'aggressione della malattia anche se forse era il primo a rendersi conto che la fine era imminente. "Il solito Biagi che tutti conosciamo" è stato il commento di chi era andato a visitarlo. Ma che la battaglia fosse persa lo avevano sostanzialmente ammesso le stesse figlie, Bice e Carla, che in questi giorni non hanno mai rifiutato il contatto con la stampa, un mondo nel quale la famiglia Biagi ha una tradizione ben radicata.

"La situazione è precipitata" era stato i