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Gabriele

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Una stagione all'INFERNO

"Scrivevo dei silenzi, delle notti, annotavo l'inesprimibile. Fissavo delle vertigini."
25 August

Arrivederci su IL SONNO DELLA RAGIONE

 
 
 
 
 
 
Questo blog chiude i battenti. Le continue ed inutili modifiche di windows mi spingono a fare l'ultimo passo.
Non verrà chiuso, ma la home page non verrà più modificata se non in casi eccezionali.
 
 
 
Se volete continuare a leggere qualcosa di simile ad UNA STAGIONE ALL'INFERNO, mi trovate su IL SONNO DELLA RAGIONE.
06 Mai

A-Films: proiezione e dibattito sulla situazione libanese-palestinese. Aiutateci a diffondere l'evento.

Il logo che vedete qui sopra, e che da tempo figura nei sotri banner, è quello del collettivo Anarchico Autono 'A-Films'.
A farmi conoscere questa intelligente iniziativa è stato, oserei dire come sempre, un nostro caro amico e persona stimata: Guerrilla Radio.
Guerrilla Radio ha conosciuto i ragazzi di A-Films in Libano, durante uno dei suoi numerosi viaggi umanitari.Grazie a lui siamo riusciti a metterci in contatto con loro, e grazie a tutti quanti ad organizzare una prima proiezione dei loro cortometraggi, presso il pub-locale IDEAL di Magenta. Una futura proiezione, forse, avverrà all'università. Ne stiamo discutendo.
Oltre a Vik, Francesco ed A-Films i ringraziamenti vanno al gruppo Puntorosso di Magenta (a cui il sottoscritto appartiene da 3 settimane), e a tutte le altre persone che ci hanno aiutato a rendere possibile questo piccolo evento di disinformazione. Un grazie anche al collettivo 'Oltre il ponte', che ha aderito solerte al mio invito e che ci ha propopsto delle grandi iniziative.
Ora alcuni dettagli sulla serata:
Ora di inizio, 21.00 presso l'IDEAL di Magenta, viale Piemonte 10. Come arrivarci? In treno da Milano Centale (fermata MAGENTA  dopo rho), oppure da Milano Porta Garibaldi (fermata MAGENTA dopo Corbetta-Santo stefano ticino), treni a ogni .19 e .49. C'è anche un autobus da Molino Dorino, per Magenta, ma è altamente sconsigliato.
Si inizierà con una breve introduzione sulla Nakba tenuta da Igor, alla quale seguirà la proiezione del cortometraggio di 'A-Films' su Naher el- bared, ed altri corti.  Ci sarà poi un dibatitto, anche sulla Fiera del Libro di Torino, e mi auguro che Vik ci narri brevemente della sua esperienza in Palestina.
Un bel passaparola in rete è quello che ci servirebbe, quindi invito i nostri abituali lettori a copiare-incollare questo posto sui loro rispettivi blog, anche se molto lontani da qui.
Ringrazio chiunque ci aiuti, chiunque decida di sacrificare un po' del suo tempo a comprendere questo piccolo evento e quanto sta succedendo in quel terribile angolo del mondo, fatti purtroppo sempre più ignorati dai soliti media economici.
Per qualsiasi informazione: vocidalsottosuolo@hotmail.it

Il c/o Puntorosso Magenta organizza per venerdì 9 maggio all'IDEAL di viale piemonte (dietro la stazione di magenta FS) la proiezione dei cortomtraggi del del collettivo anarchico a-films sulla situazione del campo profughi palestinese di Naher Al-Bared (Nord del Libano), recentemente raso al suolo dall'esercito libanese.

Per info:
vocidalsottosuolo@hotmail.it
waikiki99999@hotmail.it
3425551901

Il collettivo anarchico "a-films" annuncia il suo ultimo cortometraggio (10 min.) dal campo profughi distrutto di Nahr al-Bared in Libano
intitolato "Tracce d'Esproprio Collettivo".

Il 31 marzo 2008, l'esercito libanese ha reso accessibili alcune dozzine di case in la strada di al-Majles, nel distrutto campo profughi palestinese di Nahr al-Bared.

Dalla data ufficiale della fine del conflitto all'inizio di settembre 2007
fino al 30 marzo 2008, tutta la strada al-Majles è stata sotto esclusivo
controllo dell'Esercito Libanese. La quantità di furti, incendi dolosi e
distruzioni intenzionali in la strada di al-Majles e nel campo di Nahr al-Bared in generale, indicano un sistematico e collettivo esproprio dei residenti del campo da parte dell'Esercito Libanese.
L'Esercito Libanese ha finora proibito decisamente qualunque ripresa video
o foto a Nahr al-Bared. L'esercito, i suoi servizi segreti e i collaborazionisti locali si sono assicurati che nessuno potesse infrangere questa legge non scritta.

I 10 minuti di documenti filmati parlano delle accuse nel dettaglio. Può essere vista e/o scaricata qui:
http://a-films.blogspot.com/1998/05/video-tracce-desproprio-collettivo.h...

Per favore guarda il sito del collettivo per ulteriori video su Nahr
al-Bared: http://a-films.blogspot.com

a-films


15 März

Pechino 2008, iniziano i preparativi.

Olimpiadi 2008.jpg


AZIONE URGENTE
  • APPELLO: Adesione alla protesta per l'arresto dei marciatori tibetani in India

  • La marcia pacifica verso il Tibet è stata fermata dalla polizia indiana e i marciatori sono stati arrestati e atualmente detenuti in carcere.
    Al fine di chiedere la loro liberazione e la ripresa della marcia, l'Amminsitrazione comunale intende presentare un appello al Console dell'India a Milano attraverso una sottoscrizione di adesione all'iniziativa.

    Inviatiamo in particolare i rappresentanti dei governi locali ad aderire all'appello inviando una e-mail all'indirizzo sottoriportato, indicando i seguenti dati (continua)






Per esprimere solidarietà mandate una mail a: torino2006@italiatibet.org.

23 Februar

Le ragioni del Boicottaggio.

"In Palestina sta avvenendo la nuova apartheid del nostro secolo"
(Nelson Mandela)
boycott israel boicottaggio israle
boycott israel
 
Mandela pronunciò anche quest'altra di frase:
"la Palestina è la questione morale del nostro tempo".
 
In virtù del nostro passionale e compassionevole coinvolgimento a questa tragica questione,
comunichiamo tramite questo post il nostro pieno appoggio a chi sostiene il boicottaggio della fiera del libro di Torino.
 
Fiera che quest'anno avrebbe dovuto avere come ospite l'Egitto,
ma pressioni dell'ambasciata israeliana hanno convinto gli enti locali di Torino e del Piemonte a modificare il programma,
e a decidere di ospitare Israele per onorare il 60° anniversario della sua nascita.
Peccato che la festa d'Israele coincide con la nakba, la tragedia palestinese, quando quell'anno migliaia di palestinesi furono espulsi dai loro villaggi,  diversi uccisi, le loro donne stuprate dai coloni.
 
Da queste pagine e nelle mie esperienze di vita ho sempre cercato di sostenere la causa palestinese,
(questione morale del nostro tempo appunto)
e per sapere ogni volta quale azione fosse la più giusta da intraprendere ho adottato un sistema semplicissimo.
Semplicemente, ho sempre chiesto ai palestinesi cosa era meglio fare per sostenere la loro lotta di resistenza.
E difatti il mio appoggio al boicottaggio della fiera di Torino è condizionato oltre che dall’Unione Generale degli Scrittori Palestinesi dalle parole del  Poeta, massimo esponente della lirica palestinese Makhumd Darwish: «Se mi invitassero a Torino rifiuterei». «L'edizione di quest'anno è ipocrita e mi dispiace, amo l'Italia. La nascita d'Israele per noi è la Nabka, la catastrofe. Non ho niente da dire ai suoi cantori».
 
Molti le voci italiane di dissenso a questo boicottaggio,
alcune davvero fuoriluogo, come chi ciancia di antisemitismo ignorando che essere antisemiti e contemporaneamente stare dalla parte dei palestinesi è impossibile.(Le parole sono importanti).
A quelli invece che asseriscono che antisemitismo e  antisionismo sono sinonimi, rimando alla bella : "Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana" di Mauro Manno
 
Eccomi qui allora ancora a difendere le ragioni di un boicottaggio, dopo poco tempo dall'ultima volta, quando mi scontrai con un caro amico circa una mostra di arte moderna israeliana sempre a Torino (da quelle parti sono recidivi).
La storia insegna ma non ha alunni.
E Mandela e il Mahatma Gandhi sono al momento impossibilitati a concedere ripetizioni.
Ma c'è la storia specifica del SudAfrica a indicarci la strada per costringere Israele razzista e colonialista e giungere ad un compromesso.
Non boicottare allora quel regime di apartheid fu considerato un pò come esserne complici,
cosa cambia oggi?
 
Gli oppositori del boicottaggio argomentano che gli scrittori non sono responsabili delle politiche dei loro governi,
e in particolare Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman si sono spesso schierati contro  Tel Aviv.
A queste opposizioni vorrei ribattere ricordando che i "pacifisti" Yehoshua Oz e Grossman, erano a favore dell'ultima guerra in Libano, della "pulizia etnica contro i palestinesi del '48" (come l'ha definita storico israeliano Ilan Pappe) e soprattutto sono da sempre contrari al ritorno dei profughi palestinesi, diritto sancito dalla comunità internazionale.
 
Come suggerisce il grande poeta israeliano  Aharon Shabtai (lui veramente dissidente dalle politiche del suo governo),
queste manifestazioni culturali sono solo "occasioni di propaganda, in cui Israele si mette in mostra come uno Stato con una cultura, dei poeti, ma nascondendo che in questo momento sta compiendo dei terribili crimini contro l'umanità".
 
A riprova di questo in un articolo apparso nell'agosto scorso sul quotidiano israeliano Ha'aretz Dan Orian, un ex funzionario del ministero degli esteri israeliano, ha descritto la cooperazione tra governo e scrittori come basata su un mutuo interesse: questi ultimi «cercano la massima esposizione all'estero per il loro lavoro e il ministero vuole usarli, per mostrare la faccia attraente, sana d'Israele». 
 
Mi preme inoltre ricordare ,
che complici di quel boicottaggio internazionale e totale contro il Sudafrica segregazionista che portò attraverso negoziati alla democrazia a-razziale e alla sconfitta dell'apartheid  furono proprio i suoi più grandi scrittori (bianchi)  come Nadine Gordimer, Breyten Breytenbach, John Coetzee, André Brink che pagarono questa loro forte presa di posizione con l'esilio e con il carcere, oltre a vedere i loro libri banditi nel loro paese d'origine.
"Non che andassero in giro per le fiere letterarie all'estero su iniziativa del ministero della cultura di Pretoria per presentare la faccia buona - e perfino critica - del regime di apartheid. "
come ha scritto recentemente Maurizio Matteuzzi in un lodevole intervento su Il Manifesto.
 
Come stragrande maggioranza dei palestinesi, non credo che la miglior risposta all'occupazione israeliana siano gli attentati, i "kamikaze" e missili su Sderot.
Il boicottaggio è pacifista, non violento, la migliore risposta umanamente accettabile,
all'imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto.
 
Il boicottaggio può essere l'ultima speranza, e noi speriamo.
italian boycott israel
Riprendendo ancora le parole del poeta israeliano Aharon Shabtai:
"Io spero nell'aiuto degli europei, che i discendenti di Voltaire e Rousseau aiutino Israele, perché Israele non finirà l'occupazione fin quando l'Europa non gli dirà "basta". Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale - in cui a dettar legge è l'esercito - non può essere cambiata dall'interno. Per i valori di cui è portatrice, l'Europa non può continuare a collaborare con Israele."
 
Vittorio Arrigoni alias guerrilla radio
 
 
 
 

Fiera del Libro. Il problema non è la penna…ma la spada - 8-2-08

(654 letture)   Pagina Stampabile



di Sergio Cararo*

Chiunque disponga di un minimo di buonsenso o si sia preso la briga di leggere gli appelli per il “boicottaggio” della Fiera del Libro di Torino, non avrebbe tardato a capire che al centro del conflitto non sono gli scrittori israeliani né i loro libri. Chi, al contrario, ha concentrato su questo aspetto polemiche e dibattito, lo ha fatto in perfetta malafede o con grande superficialità. La dinamica della discussione e dei conseguenti anatemi, somiglia molto a quella messa in campo in relazione alla contestazione per l'intrusione “culturale” del Pontefice all'Università di Roma.

1. Innanzitutto ci sembra che la campagna di “boicottaggio” abbia prodotto un primo risultato. L'ambasciata e le autorità di Israele, non potranno utilizzare la Fiera del Libro come propria vetrina politica in occasione del sessantesimo della nascita del loro Stato senza che ciò produca opposizione e resistenza evidente anche all'opinione pubblica. Una parte dell'operazione - tutta politica - messa in campo per l'edizione della Fiera di quest' anno, è stata pubblicamente svelata e compromessa dall'azione pacifica ma determinata delle reti, associazioni, organizzazioni, centri sociali, intellettuali che non hanno abdicato alla solidarietà verso il popolo palestinese. Una prima verifica su questo la faremo all'indomani della prima manifestazione già convocata per il 29 marzo a Torino. Una seconda la faremo nella settimana di mobilitazione prevista in contemporanea con la Fiera stessa e che culminerà il 10 maggio con una nuova manifestazione nazionale a Torino.

Sarà in quei giorni che verificheremo concretamente se la Fiera del Libro tornerà alla sua dimensione naturale di incontro, marketing, scambi editoriali e culturali oppure sarà occupata politicamente e materialmente dagli apparati ideologici di stato (per dirla con Althusser) di Israele.

2. In secondo luogo, il dibattito sul “boicottaggio” nel nostro paese avviene in una sorta di vuoto pneumatico in cui i soggetti e l'oggetto del boicottaggio scompaiono insieme alla storia, ai processi reali, agli obiettivi e ai risultati delle azioni concrete.

Il ragionamento è semplice. I governi che si sono succeduti nello Stato di Israele in questi sessanta anni dalla sua nascita, hanno impedito materialmente e politicamente che nascesse lo Stato Palestinese. I fatti e le responsabilità sono evidenti a tutti. La Palestina come Stato non è potuta nascere perché un altro Stato (Israele) glielo ha impedito militarmente, economicamente e politicamente (con quel politicidio richiamato opportunamente da Kimmerling), dando vita ad una relazione di tipo classicamente coloniale tra Israele e i palestinesi dei Territori Occupati tuttora vigente ed anzi diventata ancora più brutale.

Dedicare a Israele per i sessanta anni dalla sua nascita un evento ufficiale come la Fiera del Libro di Torino, assumeva in sé come legittima questa vulnerazione della storia, del diritto internazionale e del diritto dei popoli, in modo specifico quello palestinese. Se questo dubbio o questa sensibilità, avesse sfiorato le istituzioni che animano la Fiera del Libro non si sarebbe arrivati a questa situazione. Né può essere accettabile a posteriore che gli scrittori o la cultura palestinese siano ammessi ancora una volta dalla “porta di servizio” ad un evento che celebra i sessanta anni dello Stato che ha negato ai palestinesi la terra, la libertà, l'identità,la dignità, l'indipendenza.

3. Infine, ma non per importanza, il boicottaggio nasce come sanzioni dal basso da parte della società civile di fronte all'inerzia o alla complicità dei governi e delle istituzioni internazionali predisposte per attuare sanzioni verso uno stato che violi la legalità e i diritti umani e dei popoli.

Noi non abbiamo gli strumenti o la possibilità di far revocare l'accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele siglato dal governo Berlusconi ma tuttora vigente, né possiamo far revocare le collaborazioni nel campo delle alte tecnologie tra Regione Lazio e Israele, né di far revocare i finanziamenti per le cure ai bambini palestinesi assegnate però alle strutture israeliane e non agli ospedali palestinesi dalla Regione Toscana. Tantomeno abbiamo la possibilità di mettere fine al vergognoso paradosso, per cui le uniche sanzioni internazionali adottate fino ad oggi sono state adottate non contro Israele ma contro la popolazione palestinese di Gaza già in emergenza umanitaria ancora prima dell'embargo adottato dall'Unione Europea (e dall'Italia).

4. Dunque se qualcuno - anche nella sinistra – ha paura delle parole, possiamo chiamare da oggi in poi il boicottaggio sanzionaggio. La forma sarebbe più rassicurante per alcuni, ma la sostanza e gli obiettivi rimangono i medesimi: ottenere attraverso una pressione internazionale crescente un cambiamento della politica di uno stato e dei suoi governi nei confronti di una popolazione sottoposta a insostenibili violazioni dei propri diritti. Con il Sudafrica dell'apartheid questo modello ha ottenuto dei risultati decisivi. Nel 1989 – con Mandela ancora in carcere e il movimento antiapartheid reduce da una sconfitta dolorosa -nessuno di noi avrebbe immaginato che nel 1994 Nelson Mandela sarebbe diventato presidente del Sudafrica. Non solo, ma nessuno ha mai chiesto a Mandela e ai movimenti che nel proprio paese e nel mondo lo sostenevano di dare vita a due Stati: uno per i bianchi ed uno per i neri. Perché mai oggi dovremmo arretrare anche sulla prospettiva niente affatto utopica dello Stato unico per israeliani e palestinesi, uno stato laico, democratico, multireligioso? Anche su questo il dibattito si è finalmente riaperto. Chissà se si riuscirà a discuterne anche dentro e fuori la Fiera del Libro di Torino nei prossimi mesi? Vista così, la campagna di “boicottaggio” ha avuto il merito di porre al centro dell'agenda politica questioni decisive che erano state pesantemente rimosse anche nel nostro paese, anche dalla sinistra nel nostro paese.

* Campagna 2008 anno della Palestina/Forum Palestina

 

Questo blog aderisce al boicottaggio della Fiera del libro di Torino 2008, per i motivi sopra esposti.

16 Februar

Le Divisioni del papa

Le divisioni del papa
Angelo d'Orsi

Il signor Magdi Allam, personaggio che ormai appartiene alla storia della teratologia comparata, turbato dal successo dell'appello dal sottoscritto lanciato a favore dei 67 colleghi della «Sapienza», e in generale dalle manifestazioni di solidarietà che quei docenti stanno ricevendo, non ha trovato di meglio che lanciare un suo appello, dal sapore di scomunica e dal tono di crociata. Dopo aver pochi giorni fa tuonato contro i matrimoni misti, Magdi, chiede agli italiani di dichiararsi senza esitazione dalla parte del papa. 

Il testo dell'appello è una chiamata alle armi, vero proclama per operare una nuova limpieza de sangre: stavolta non sono soltanto gli islamici, ma tutti gli anticristiani e in specie nemici del Vaticano, anche quando battezzati e italiani. Nella perorazione di Allam, il tono bellicoso, da monaco che grida ai crociati «Dio lo vuole!» (ma, beninteso, contro la «predicazione d'intolleranza laicista da parte di un manipolo di docenti e dell'intimidazione violenta da parte di una banda di studenti») si mescola talora al belato in difesa del Santo Padre e la sua «inaudita e sofferta decisione» di annullare la visita alla Sapienza. Allam, però, va ben oltre, e evocando toni e argomenti alla Cesare Maria De Vecchi, indimenticato ministro dell'Educazione nazionale ai tempi belli in cui i treni arrivavano in orario, specie quando traducevano i Gramsci, i Terracini, i Foa e i Pajetta, in galera, o tanti italiani in amene località di «villeggiatura», per citare la celebre battuta del simpatico cavalier Berlusconi, che di vacanze se ne intende. Quel De Vecchi che invocava una «bonifica fascista della cultura». Il confronto testuale è illuminante: chi parla di «evidente marciume ideologico diffuso nel mondo accademico e culturale italiano»? Allam 2008, o De Vecchi 1937? Allam 2008. Risposta esatta. Tra le prime adesioni, quella di Giorgio Israel, che negli ultimi tempi si è messo reiteratamente in luce, per begli esempi di argomentare comprensivo e tollerante, su testate ben note, dal Giornale al Foglio. E certo l'adesione a un testo che invoca la bonifica della cultura dovrebbe inquietar lui più di quanto inquieti altri, forse. Ma, ormai, tutte le confusioni sono lecite, tutte le contaminazioni, e tutte le menzogne, e i più indebiti slittamenti logici e le più improponibili analogie storiche. Sicché, un Allam è oggi l'avanguardia di un esercito sanfedista, che con approccio rovescista, tuona contro lo stato italiano trasformato «in un bordello dove si svendono i valori e si calpestano le regole». E quali sono le regole e i valori? Che il papa vada a inaugurare l'anno accademico del più grande ateneo d'Europa; e che comunque avendo rinunciato - perché a lui interessava dare il verbo, nel silenzio compunto e deferente dell'uditorio, come appunto in una funzione religiosa - la colpa è dei «laicisti», che quello stato hanno difeso, sbandierando non Lenin o Bin Laden, ma Cavour, o Galileo. Allam, forse diventato portavoce ufficioso della Santa Sede, forse suscitando l'invidia di altri in lizza per lo stesso ruolo, non si vergogna a scrivere che «oggi l'università e più in generale il mondo dell'Istruzione, i docenti e più in generale il mondo della Cultura, sono profondamente ammalati di relativismo cognitivo, etico e culturale; sono totalmente accecati dall'ideologia del laicismo che li porta a odiare e a infierire contro la propria civiltà che ha il suo radicamento storico e scientifico nella fede e nella tradizione giudaico-cristiana»... Essi, sono anzi «a tal punto spregiudicati e immorali da non avere remore a schierarsi e a favorire chi è dedito a combattere e a annientare la nostra civiltà occidentale» e in particolare, ovviamente, i «predicatori d'odio» e gli «apologeti del terrorismo islamico». Ebbene, la rinuncia del papa, e la protesta di tanta parte di questo odioso culturame (ah, il buon Mario Scelba!), segna la «cocente sconfitta dello Stato di diritto» e il «trionfo dell'estremismo e dell'oscurantismo». Come si combattono tali virus? Risposta: «quantomeno» con «una sanzione disciplinare e morale nei confronti di educatori che diseducano». E se ciò non dovesse avvenire, si avrebbe la conferma «che è l'insieme dell'università italiana da bonificare». Siamo appunto, di nuovo a De Vecchi, e alla sua «Bonifica fascista della cultura», edito da Mondadori nel 1937 L'ultima sortita di Allam, e dei suoi sodali vecchi e nuovi, deve indurre a riflettere su di una situazione che mostra forse il punto d'arrivo della «crisi dell'intellettuale», che tale Julien Benda, ottant'anni fa, bollò come «tradimento dei chierici». Si confondono cose che nulla hanno a che fare, stabilendo inesistenti catene causali: l'appello dei 67, da manifestazione civile e legittima, oltre che giusta, di difesa della sacralità della scienza e dei suoi luoghi (esiste questa sacralità!), diviene la prova di un vetero «laicismo», parola lanciata come se fosse un'accusa: chi lo fa ignora ovviamente che il laicismo non è altro che l'idea della (necessaria) laicità della scienza e della politica in uno stato e in una società moderni. Altro esempio inquietante rimescolamento scorretto delle carte, è la reazione isterica alla proposta (personalmente da me non condivisa, ma legittima) di boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, per protesta contro l'invito a Israele come stato ospite d'onore, nel 60° della sua fondazione: una data importante per gli israeliani, ma certo un lutto (la Nakba) per gli arabi, e in specie per i palestinesi espulsi dalle loro terre, espropriati delle loro case, a cui (ai loro eredi, ormai), a dispetto delle reiterate risoluzioni Onu, mai è stato concesso il rientro. Troppi commentatori «indipendenti» hanno fatto a gara nel porre sotto accusa anche chi si è limitato a osservare il rischio di un invito (politico) a Israele, in quanto stato, in questo anno; a chi ha proposto di invitare anche i palestinesi, dando corpo all'utopia di uno stato con due popoli (e molte religioni). Puntuale è scattata l'accusa di antisemitismo, o, nell'ipotesi più benevola, stabilendo strabilianti connessioni anche con l'episodio della Sapienza (il primo a farlo è stato, furbescamente, il rettore Guarino), si è gridato alla mala pianta dell'intolleranza. E, improvvisamente, spunta lo schifoso elenco con i nomi dei firmatari di un documento del 2005 contro il boicottaggio deciso nelle università inglesi... Ecco dunque il boicottaggio a Israele (presentato come rifiuto del confronto con i libri e gli autori), non come sanzione di una politica, viene coniugato con la black list: dunque ancora, «antisemitismo». E così, per tornare alla protesta contro lo sciagurato invito del rettore al papa in quella precisa circostanza, ecco che partono le accuse non solo di laicismo anticristiano, di anticlericalismo ottocentesco, ma ancora, di intolleranza. Tragicomico segno dei tempi di confusione i cartelli dei fascisti davanti all'ingresso della Sapienza, che invocano Voltaire, per giunta in nome di papa Ratzinger...Mentre Giuliano Ferrara, che chiama «asini», i 67, si vanta di non essersi laureato. Benito Mussolini si vantò di non aver mai letto una pagina di Benedetto Croce.

Fonte: Il Manifesto.

11 Februar

Quanti politici nella spazzatura.


Foto di aremac da flickr.comL'Espresso, 7 febbraio 2007

Gli appalti. La scelta delle aree per le discariche. Le aziende di smaltimento. Persino le assunzioni al Commissariato. Nella regione il business dei rifiuti scatena gli interessi di tutte le forze politiche.

Da una parte i nomi e cognomi dei dipendenti, dall'altra quelli dei loro sponsor politici. Ecco, se si vuole capire che cosa è davvero accaduto in Campania dove, dall'11 febbraio del 1994, esiste un Commissariato per l'emergenza rifiuti che ha speso quasi 2 miliardi di euro senza riuscire a centrare nessuno degli obiettivi imposti, si può benissimo partire da qui. Da questo lungo elenco di nomi preparato in via ufficiosa nel 2004 dalla direzione del personale nelle settimane in cui, dopo le dimissioni di Antonio Bassolino, il Commissariato veniva scorporato in tre diverse sezioni: rifiuti, acque e bonifica.

Leggendo la lista, di cui L'espresso è riuscito a ottenere una copia, diventano, riga dopo riga, chiare le responsabilità di un'intera classe politica: non solo dei bassoliniani del Partito democratico che governano la regione, ma anche dell'opposizione di centrodestra che all'ombra del Vesuvio ha partecipato e partecipa con passione all'immondo banchetto della spazzatura.

Sì perché qui la monnezza, un business che tra appalti e stipendi, fattura un milione di euro al giorno, è un affare di tutti. I politici, prima ancora che la camorra, ci guadagnano non solo in termini di consenso elettorale, imponendo assunzioni nei 18 diversi consorzi di raccolta, tutti rigorosamente lottizzati, ma anche indicando le aree di imprenditori amici dove potrebbero essere aperte discariche e centri di stoccaggio, gestendo pompe di benzina convenzionate con le aziende dei rifiuti, improvvisandosi trasportatori e soprattutto creando decine e decine di aziende a capitale misto pubblico-privato dove piazzare amici, compagni di partito e parenti.

Anche per questo il Commissariato, dove pure nel corso degli anni hanno lavorato giorno e notte molti tecnici di assoluto valore, si è a poco a poco trasformato in carrozzone dove arrivava, 'comandato' da altre amministrazioni pubbliche, personale ansioso di intascare le 70 ore di straordinario mensili garantite a ciascun dipendente. Così, mentre il nuovo commissario Gianni De Gennaro va affannosamente a caccia di terreni dove riversare almeno una parte delle oltre 300 mila tonnellate di rifiuti che ancora intasano gli angoli delle strade della regione, la lista segreta dei vecchi dipendenti del Commissariato diventa adesso una fotografia impietosa di quanto è accaduto. Un'istantanea della Casta che comanda in Campania.

Scorrendo l'elenco, le sorprese non mancano: a segnalare i 'comandati' non erano solo i Ds, la Margherita, l'Udeur. Ci davano dentro pure Forza Italia e Alleanza nazionale. Negli uffici del Commissariato erano per esempio di casa Antonio e Flavio Martuscello, i due dioscuri azzurri del napoletano, rispettivamente deputato ed ex sottosegretario all'Ambiente il primo, consigliere regionale più votato d'Italia, il secondo. I Martuscello avevano sponsorizzato sei diversi nomi. Altri due erano invece stati proposti dal consigliere regionale azzurro Giuseppe Sagliocco, il quale, dopo aver inviato tecnici di suo fiducia al Commissariato, tre anni fa non si è trovato in imbarazzo a capeggiare, assieme a un bel gruppo di parlamentari del centrodestra, le proteste della popolazione che chiedeva il blocco dell'unica discarica ancora disponibile quella di Parco Saurino 2, a Santa Maria La Fossa. Una segnalazione era poi arrivata tramite Francesco Bianco, fino a due anni fa in Regione nelle fila del partito di Berlusconi, e ora capogruppo in Comune per l'Udeur.

Lì Bianco si è ritrovato accanto ai professionisti delle nomine: gli iscritti del partito di Clemente Mastella (nell'elenco compare pure una sua sponsorizzazione diretta) che al Commissariato piazzavano personale per intervento del segretario regionale Antonio Fantini, di Pasquale Giuditta, un deputato sposato con la sorella di lady Mastella, dell'ex assessore regionale all'Ambiente Ugo De Flaviis poi cacciato dal Campanile ("Pago per le nomine non fatte", disse De Flaviis) e dell'ex sottosegretario all'Agricoltura nel governo D'Alema, Nello Di Nardo, dal 2006 cordinatore nazionale degli eletti dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ancora più folta ovviamente è la pattuglia dei raccomandati dal Partito democratico (Ds e Margherita). A parte i nomi che recano vicino la dicitura 'Presidenza' (leggi Bassolino), dietro ai quali si celano non solo tecnici considerati di area di centrosinistra, ma anche raccomandati dal centrodestra (tra i dipendenti c'è per esempio la nipote di un consigliere regionale di Alleanza nazionale), nella colonna degli sponsor appare il nome del ministro dell'Innovazione Luigi Nicolais, del sindaco di Ercolano (politicamente uomo di Nicolais), Nino Daniele, del leader dei rutelliani in Campania, Antonio Villari e dell'ex subcommissario ai rifiuti ed ex assessore al Comune, Massimo Paulucci. Non è tutto. La lista prosegue citando spesso il capogruppo dei Ds in Regione, Antonio Amato, il fedelissimo di De Mita Antonio Valiante, l'assessore comunale Giorgio Nugnes e Andrea Losco, oggi eurodeputato rutelliano, ma un tempo commissario ai rifiuti e presidente di Regione, dopo l'esponente di An, Antonio Rastrelli (i nomi degli uomini di Rastrelli vengono indicati nell'elenco con la dicitura '99').

Adesso con i rifiuti di nuovo per le strade, il clima di consociativismo politico che ha reso possibile l'ennesima emergenza non sfugge ai campani, che scendono in piazza per protestare. E a farne le spese sono un po' tutti. Chi tenta di bloccare la polizia e i funzionari di De Gennaro ormai non fa più differenze di colore di casacca. Ne sa qualcosa Pietro Diodato, consigliere regionale di An e membro della commissione Ambiente, celebre a Napoli per una serie di denunce contro gli sprechi della giunta comunale di Rosa Russo Iervolino. Diodato con la spazzatura ci è cresciuto. I suoi nonni fino a vent'anni fa trasportavano con i loro camion la monnezza nella discarica privata di Pianura, quella che De Gennaro avrebbe voluto riaprire e che invece ospiterà solo un sito di stoccaggio per ecoballe. Oggi Diodato nel quartiere dove è nato e cresciuto ci può mettere piede solo a suo rischio e pericolo. Ai primi di febbraio la folla inferocita ha bruciato un grande distributore di benzina a forma di camion da poco aperto da sua nipote e la sua sede elettorale. Agli abitanti, che inizialmente si muovevano in massa assieme a ultras del Napoli e gruppi di figli di camorristi in motorino, non era andata giù un'intervista in cui Diodato si mostrava possibilista sull'utilizzo della discarica e soprattuto un emendamento da lui presentato in occasione della discussione della legge regionale sui rifiuti. Cosa proponeva Diodato? Semplicemente che i capannoni vicini alla discarica potessero essere utilizzati per ospitare impianti per la separazione della spazzatura. "La mia intenzione era solo quella di creare dei nuovi posti di lavoro", assicura il consigliere di An. Ma per i manifestanti il fatto che sulla strada diretta ai capannoni, dove ci sono già altri distributori, i famigliari di Diodato avessero aperto una pompa proprio della marca di carburanti con cui è convenzionata l'azienda comunale della nettezza urbana, era diventata la prova di come anche lui sulla monnezza ci volesse marciare. Diodato, ovviamente nega, ma intanto si trova a fare i conti con il nemico in casa.

Il vero leader della protesta di Pianura è infatti il consigliere comunale Marco Nonno, un fascista di altri tempi che sull'auto tiene appiccicato un adesivo che avverte: 'Balilla a bordo'. Suo fratello è stato condannato a 14 anni di carcere per aver sprangato a morte, sul finire degli anni '70, un ambientalista, lui però è fatto di altra pasta e anche se adesso è nei guai per aver tentato di vendere via Internet una vecchia mitragliatrice da guerra, respinge le accuse di chi lo segnala come uno dei fomentatori degli scontri: "Non ho pagato nessuno dei manifestanti e soprattuto non ho fatto affari loschi. Con quelli che hanno costruito intorno alla discarica non ho niente da vedere". Una precisazione d'obbligo, visto che tra i primi nemici della discarica, oltre che gli abitanti, ci sono gli imprenditori legati alla camorra che hanno edificato palazzine abusive il cui valore crollerebbe se qui arrivassero i rifiuti.

In Campania del resto funziona così. Pensi alla monnezza e spunta il politico. Anche quello che non ti aspetti. Persino Paolo Russo, il parlamentare di Forza Italia che insieme al senatore di Rifondazione Tommaso Sodano nella passata legislatura fece luce su molti degli affari sporchi legati alla gestione del business ambientale, ha vicino a lui chi fa soldi con la spazzatura. Il fratello del suo assistente parlamentare compare nella compagine societaria di tre aziende interessate nella gestione del ciclo dei rifiuti. Mentre la Ecocampania, specializzata in raccolta, faceva capo al segretario provinciale dell'Udeur di Caserta, Nicola Ferraro, poi arrestato dalla Procura di Santa Maria Capua a Vetere. Sempre di rifiuti, tramite quattro società al quale è stata tolta la certificazione antimafia per condizionamenti da parte del clan dei Casalesi, si occupa anche il fratello di Nicola Marrazzo, consigliere regionale e segretario provinciale di Napoli dell'Italia dei Valori.

Ma è andando a Caserta che il continuo conflitto d'interessi, o meglio gli interessi che intrecciano il business ambientale con la politica, diventano ancora più evidenti. Qui, secondo i pm antimafia, la facevano da padrone aziende di smaltimento dei fratelli Orsi, due imprenditori legatissimi al presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi, e al deputato di Forza Italia Nicola Cosentino, un ex socialdemocratico più volte candidato dagli azzurri nonostante la parentela acquisita con il boss Peppe Russo, detto ''o Padrino'. Gli Orsi erano in costante contatto con il segretario particolare di Landolfi, ora arrestato, ma visto che si trattava di gente dai forti ideali, quando al governo c'era finita la sinistra si erano iscritti ai Ds per intercessione del consigliere regionale Angelo Brancaccio. Poi anche Brancaccio è finito in manette. E una volta scarcerato, l'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, lo ha voluto con sé come vice segretario regionale dell'Udeur. Il riciclaggio, almeno a livello politico, in Campania, nonostante tutto funziona.

Hanno collaborato Mario Fabbroni, Claudio Pappaianni e Raffaele Sardo

Fonte

09 Februar

Evviva la coerenza.

http://gigionetworking.files.wordpress.com/2007/03/24433730_dae5c47bfa_m.jpg

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
"Sono d'accordo con la filosofia di Veltroni, non sacrificherò le mie idee per tenere in piedi una coalizione, non scenderò a patti con nessuno. Il Popolo della Libertà nasce per correre da solo" (Silvio Berlusconi, La Stampa, 19 dicembre 2007).

"Noi siamo già pronti a stupilare un patto per andare da soli alle elezioni. Bisogna vedere se Veltroni è pronto ad accettarne le conseguenze" (Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore FI, La Stampa, 19 dicembre 2007).
01 Februar

Aria di Forza Italia. aria di censura.

Mediaset: «Stop al servizio su Mastella»
Alessandro Sortino: «Lascio le Iene»

La polemica del giornalista: «Mediaset ne impedisce la messa in onda, lascio».

L'azienda: «Il pezzo non era equilibrato» 

Leggi l'articolo





Riflessioni pavloviane

di Peter Gomez
Dobbiamo essere grati ad Alessandro Sortino. La sua decisione di  dimettersi dopo che i vertici di Mediaset (Piersilvio Berlusconi e  Fedele Confalonieri) avevano censurato un suo servizio sul clan  Mastella che doveva andare in onda sulle Iene, è stata per tutti un  lezione di stile. E ha dimostrato come il regime sia sempre in  agguato. Ma non basta. Dobbiamo essere grati a Sortino anche per altro. La  sua denuncia permette di capire a chi sta veramente a cuore la  libertà di stampa e a chi no. Oggi, per esempio, dalle colonne del Corriere della Sera, Aldo Grasso ci spiega che non si dovrebbe discutere troppo del caso Sortino. Secondo lui si dovrebbe parlare invece degli straordinari successi di ascolto de "Le Iene" e di "Striscia La Notizia" ottenuti facendo un'informazione «informale, goliardica, che talvolta tende al moralismo e al populismo, e si sottrae quasi sempre alle norme dell'equilibrio e dell'imparzialità, tradizionali cavalli di battaglia del giornalismo "serio"». Il tema è senza dubbio interessante. E merita un approfondito dibattito. Ma intanto Sortino è rimasto senza contratto. Il suo servizio su Mastella, così come altri servizi riguardanti personaggi in qualche modo utili al cavaliere (le Iene, per esempio, si erano viste censurare un'intervista a Tronchetti Provera riguardanti le sorti de La 7) , non è stato trasmesso. E  tutti i colleghi di  Mediaset vedono ribadito nei fatti un concetto semplice, semplice: il padrone è al lavoro e non va disturbato. Cosa accadrà quando il padrone tornerà a essere presidente del  Consiglio è insomma facile intuirlo. È vero: in questi mesi di governo Prodi l'informazione televisiva è migliorata molto poco. Nella Rai i partiti hanno continuato a farla da padroni, in molti casi l'editore di riferimento si è limitato a passare dai politici di centro-destra a quelli di centro-sinistra, mentre a Mediaset  i tg (e i programmi d'informazione- intrattenimento) hanno subito un ulteriore giro di vite. La cosa è assolutamente ininfluente per noi giornalisti: basta allinearsi e lo stipendio ce lo danno ancora (anzi in qualche caso ce l'aumentano). Ma invece è molto preoccupante per i cittadini: il principio che bisogna conoscere per poter deliberare è uno dei  principi fondanti di ogni democrazia. Se le notizie vengono censurate chi guarda una tv o legge un giornale non se ne accorge. La notizia che non viene data infatti  semplicemente non esiste. Ce ne accorgiamo invece noi che quelle notizie le conosciamo, ma non le possiamo comunicare. Per questo c'è chi si ostina a denunciare le censure. Con un riflesso che sarà pure pavloviano, ma che è pur sempre un riflesso. Altri invece cambiano discorso. Contenti loro.

 

 

from: http://ilsonnodellaragione.iobloggo.com/

26 Januar

Cuffaro si è dimesso.



SALVATORE CUFFARO SI E' DIMESSO  Il Governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, ha annunciato in aula le sue dimissioni ''irrevocabili'', dopo le polemiche legate alla condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice che gli e' stata inflitta venerdi' scorso dal tribunale di Palermo.

Salvatore Cuffaro ha aggiunto che comunicherà le proprie dimissioni al presidente della Repubblica. Cuffaro ha concluso il suo discorso tra gli applausi di numerosi parlamentari e di tutti i presenti sul banco del governo.
11 Januar

Lettera di inizio anno a Babbo-Natale Prodi perchè la smetta di bofonchiare e ingrani la marcia.



A Romano Prodi, Palazzo Chigi - Piazza Colonna, 370 - 00187 ROMA, chiunque può copiare e incollare la lettera e firmare a suo nome, basta dare avviso di questo nei commenti.




Gent.le Presidente del Consiglio,
mi chiamo Gabriele e sono un po' troppo cresciuto per credere ancora a Babbo Natale e alla sua slitta. Tanto più che ci si dovrebbe domandare se il Natale oggi ancora esiste, ma questo è un altrodal discorso.
Vorrà capirmi, quindi, se alla bella età di 21, ho voluto scrivere a lei anzichè al vecchio lappone. Lei è sicuramente più influente e reale, anche se molti affermano oggi il contrario.

Ma veniamo al dunque.
Il 9 Aprile 2006 lei, e la sua coalizione, avete ottenuto il mio voto.
Lei lo aveva ottenuto anche alle primarie di ottobre, quando dovevamo scegliere il leader della coalizione, perchè pensavo che fosse l'unico in grado di battere Berlusconi e di mantenere unita una coalizione così variopinta.
Se si votasse oggi, caro presidente, molto probabilmente me ne starei a casa. Così come ho fatto per le primarie-farsa del partito democratico, il discendente della vecchia Balena Bianca.
E questo a causa di certi atteggiamenti suoi e dei suoi ministri durante questo anno e otto mesi di governo. Se è vero, infatti, che avete rimesso in sesto ( si fa per dire, dato che siamo stati sorpassati dalla Spagna per quanto riguarda il Pil e che siamo il fanalino d'Europa per la crescita) l'economia del paese e avete ristabilito il prestigio internazionale di questa nazione, è vero anche che (quasi) nessuno degli impegni elettorali presi sono stati rispettati.
Molti di noi vi hanno votato perchè credevano il Lei e nella Vostra coalizione.
Credevano al cambiamento del paese, ridotto a un cumulo di macerie fumante da Berlusconi e da una destra razzista, xenofoba e fascistissima.
Credevamo in un cambiamento culturale degli italiani, che, purtroppo, non c'è stato. E questo anche perchè molti dei suoi ministri si sono rivelati per quello che sono: ossia la corrispondente di sinistra dei loro omologhi di destra.
Ci aveva promesso, presidente, la cancellazione immediata delle leggi ad-personam, vero sfregio al diritto e quindi alla democrazia di questo paese.
Invece che abolite, queste legge sono ancora tutte in vigore. Tranne due, la ex-Cirielli e le rogatorie internazionali, fatti a pezzi dalla Corte Costituzionale per incostituzionalità. Dalla Corte Costituzionale, non dal governo.
E non si nasconda dietro la foglia di fico dell'esigua maggioranza al Senato della Repubblica, perchè un suo ministro (sic!), quello di Grazia e Giustizia, ha dichiarato che non ha nè intenzione nè il tempo per tenere il Parlamento occupato a correggere gli errori del centro-destra.
Questo ministro ha letto il vostro programma di governo? Se sì, dovrebbe dimettersi. In caso contrario, mi faccia il piacere di spiegarglielo lei.
Magari affermando a chiare lettere l'indipendenza della magistratura e la sua completa autonomia.
Recentemente, quando per il pm De Magistris è stato chiesto il trasferimento dalla procura di Catanzaro, ho avuto una crisi di identità. A sentire le dichiarazioni dei politici di centro-sinistra non ci ho capito più nulla. Non volevate riaffermare forte e chiaro che la magistratura è indipendente e ha il dovere di indagare ed eventualmente condannare quei politici che commettono reato? Anche qualche giorno fa, quando sono state diffuse le intercettazioni Berlusconi-Saccà, ho avuto una crisi di identità.
Ma questa volta lei non c'entra, il discorso riguarda il Presidente della Camera. Quindi passiamo oltre. Passiamo al segreto di Stato.
Segreto di Stato che ci avevate promesso di togliere, e di far scomparire per sempre. E invece, dopo aver scoperto che l'imam di Milano, Abu Omar, è stato rapito illegalmente e torturato in un paese straniero da agenti Cia e del Sismi, lei che fa'? Oppone il segreto di stato sulle carte presentate dall'indagato generale Pollari al processo condotta dalla procura di Milano. Non solo, ma avete anche posto la questione di costituzionalità davanti alla Corte Costituzionale, confezionando, nel frattempo, una riforma dei servizi segreti ad-personam per Pollari, intanto promosso consulente a Palazzo Chigi.
Per non parlare delle richieste di estradizione per gli agenti CIA coinvolti nel processo a cui da più di un anno il ministro Mastella non trova il tempo di rispondere.
Mi vuole spiegare il perchè di questo comportamento? Ha forse paura della reazione degli Stati Uniti d'America?
Se è per questo stia tranquillo, lo avevamo già capito da tempo. Da quando ha annunciato senza preavviso e senza discuterne con nessuno il sì alla base Dal Molin a Vicenza. Le spese militari rispetto alla finanziaria 2007 sono aumentate dell'11%, che già aveva aumentato le spese del 13%. Non le sembrano eccessivi? Neanche il governo Berlusconi, che ci aveva portato in Iraq, aveva speso tanto.
Mi ha lasciato perplesso e , se posso dirlo, anche addolorato che lei non abbia detto niente contro questi progetti. Proprio lei, che proclamava un mondo migliore, più pacifico e senza conflitti per il petrolio. Lei che decantava la bellezza di un paese fondato su una democrazia viva e partecipativa come quella delle primarie. Peccato che a Vicenza non fosse stato informato nessuno, con la decisione presa, come da copione, dall'alto. Questo del resto lo abbiamo capito a Trento, quando è stato contesto dai ragazzi del No Dal Molin, senza rispondere a nemmeno una delle loro domande. Ma almeno non si è addormentato. E' già qualcosa.

Ho parlato prima, presidente, di leggi ad-personam.
Forse avrei dovuto chiamarle leggi vergogna, includendo anche tutte quelle leggi nefaste e scigaurate promosse ed approvate dal centro-destro.
Leggi che includono anche la legge sulla legittima difesa, la Bossi-Fini sull'immigrazione ( a cui, è vero, avete posto parziale riparo), a quella Fini-Giovanardi sulle droghe leggere, alla legge 40 sulla procreazione assistita, alla legge 30 sul lavoro.
Il senatore Polito, ha affermato in merito a quest'ultima legge, che non è nei piani della maggioranza abolirla, ma modificarla leggermente. La prego di smentire il suo senatore, altrimenti ne trarremo le debite conseguenze.
Ci sono molte altre cose di cui vorrei parlare: le pressioni del Colle sul Csm per il trasferimento del Gip di Milano, Clementina Forleo, che indagava sui furbetti del quartierino il loro corrispettivo politico; sui finanziamenti alle università e sul fatto che un giovane oggi,  sia messo oggi nella prospettiva di dover fuggire all'estero per avere prospettive di carriera; sulla lotta alla mafia del suo governo, totalmente i-n-e-s-i-s-t-e-n-t-e, come si è evinto dal fatto che lei abbia scelto come ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella, testimone del boss Campanella insieme a Cuffaro; dalla farsa sui Dico, oggi Cus, ritirati in tutta fretta dopo i mormorii del vaticano e delle gerarchie ecclesiastiche.
Mi fermo qui, onorevole presidente, perchè in fondo sono passati solo 2 anni.
Ha, avete, ancora il tempo per recuperare, per mantenere gli impegni e per fare risalire la china a questo triste e depresso paese.
In questo modo, mi creda, recupererete anche consensi e il plauso della gente, perchè il "popolo" è tutto tranne che stupido.
Augurandole Buone Feste,
Cordiali Saluti

G.T.

14 Dezember

Fermaiamo la guerra demolendo le sue basi!


Manifestazione europea 14-15-16 dicembre 2007



L’appello di Alex Zanotelli contro l’aumento delle spese militari.

Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa) abbia votato, il 12 novembre con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace“.
Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet: era già troppo tardi. La “frittata“ era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia.
Delusione profonda verso la Sinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati “, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI’! E tanti!! Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23, 5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11% rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.

In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell’emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012! Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.
E’ grave che la Sinistra, anche la Radicale, abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli.
Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota!
Tutto questo è di una gravità estrema ! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’ Iran e alla guerra atomica. Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita!
Ma ancora più grave è il nostro silenzio: il mondo della pace che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare!

Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a Sistema. È il trionfo di ”O’ Sistema”.
Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’ Impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.




06 November

Morto Enzo Biagi, una marea di schiene piegate nel giornalismo italiano.

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MILANO - Enzo Biagi è morto poco dopo le otto alla clinica Capitanio di Milano, dove era ricoverato da una decina di giorni. Al momento del decesso del popolare giornalista e scrittore c'erano al capezzale le due figlie Bice e Carla, e i generi.

Enzo Biagi, testimone del secolo come pochi altri, se ne e' andato. Come una foglia d'autunno - per usare una delle ultime immagini che il popolare giornalista e scrittore era ancora riuscito a dare di se stesso - si è staccato dall'albero della vita, spazzato dal vento forte di una malattia inesorabile. Biagi è morto alla clinica Capitanio, a 87 anni, attorniato dai suoi familiari, che lo hanno assistito in questi ultimi, drammatici dieci giorni. Era nato a Lizzano in Belvedere, un paese dell'Appennino tosco-emiliano in provincia di Bologna, il 9 agosto del 1920.

Biagi è stato lucido fino alla fine, come hanno testimoniato i colleghi e gli amici che, in quest'ultima settima, sono andati a trovarlo. Ha lottato "come un leone", non ha subito passivamente l'aggressione della malattia anche se forse era il primo a rendersi conto che la fine era imminente. "Il solito Biagi che tutti conosciamo" è stato il commento di chi era andato a visitarlo. Ma che la battaglia fosse persa lo avevano sostanzialmente ammesso le stesse figlie, Bice e Carla, che in questi giorni non hanno mai rifiutato il contatto con la stampa, un mondo nel quale la famiglia Biagi ha una tradizione ben radicata.

"La situazione è precipitata" era stato il primo annuncio e poi, con il passare delle ore e dei giorni "é sempre lucido, determinato, sereno", "c'é stato un lieve miglioramento ma la prognosi resta riservata", "é molto affaticato": frasi, pronunciate in tempi diversi, più eloquenti di qualsiasi bollettino medico sugli alti e bassi. Non restava che attendere, anche perché il pessimismo dei medici non lasciava spazio alla possibilità di una ripresa.

Eppure Biagi già altre volte era riuscito a superare serie crisi. In una intervista del 2004, all'epoca del suo allontanamento dalla Rai, parlando dei suoi problemi, ricordava di aver fatto "due pneumotoraci" e di aver impiantati "sei by-pass" anche se su di lui avevano pesato, più di quelli, la morte della moglie Lucia, nel febbraio 2002, e della figlia Anna, a soli 47 anni, nel maggio dell'anno successivo. Ma la sua forte fibra aveva resistito a tutto. Proprio per questo, quando si era diffusa la voce del ricovero in clinica di Biagi, dieci giorni fa, sembrava potesse trattarsi di uno dei tanti controlli ai quali periodicamente veniva sottoposto. In realtà era qualcosa di più: la situazione stava degenerando. Era inevitabilmente questione di giorni e, stamani, è sopravvenuto il decesso. "Si è addormentato sereno" è stata l'immagine di quel momento data dalla figlia Bice.
(www.ansa.it)


Chi ama la libertà, il diritto di opinione e di libera opinione, oggi ricorda Enzo Biagi.
23 Oktober

Solidarietà a Dacia Valent in questo stato di Rovescio.

l'orgoglio di essere




A buttare un occhio alla giustizia, verebbe da chiedersi cosa sia rimasto del diritto e cosa della cultura garantista di questo paese.
Non c'è solo la lurida avocutara dell'inchiesta Why-not, che sta facendo tremare i palazzi di quello che è rimasto della politica.
Ci sono anche storie di ordinaria ingiustizia, storie di pregiudizi e di arroganza razzista. C'è la storia di Dacia Valent, che da sempre ammiriamo sulle pagine di Kilombo, ora tacciata delle solite accuse farlocche di favoreggiamento al terrorismo  internazionale e palle varie.
Una storia che rischia di diventare ordinaria in questo paese, in cui la giustizia è diventata un mezzo per opprimere chi alza la testa e per santificare troppi Don Rodrigi; anche grazie a  media servi e complici del padrone.
E allora sorge spontaneo chiedersi che fare davanti a tanta violenza e ingiustizia.
Purtroppo ogni nostro sforzo sarebbe come una goccia del oceano, forse meglio che niente, ma comunque ancora troppo poco.
Per ora ci inventiamo un banner di solidarietà a Dacia, ribadendo  la nostra più completa solidarietà, per quanto vale, e
e vi invitiamo ad attivarvi e di dare immediata solidarietà a questa negra musulmana e comunista. Prima di trovarvi a scrivere un post in cui raccontate questa stessa storia, magari vostra o di vostro fratello.
Stiamo pensando anche a una mail al ministro della Giustizia, forse troppo impegnato da togliere dai guai se stesso, di questo se ne riparlerà a breve.
11 Oktober

Il Lupo Fini perde il pelo ma non il vizio






«Fini: una garanzia ideale e politica», è la scritta bianca in campo nero che accompagna la foto d’archivio del leader di Alleanza Nazionale
ROMA
Quartiere Trieste, Salario, Appio Tuscolano, Piazza Vittorio, il Centro: Roma invasa da manifesti di Gianfranco Fini che saluta romanamente, con 4 o 5 lustri di meno sulle spalle. «Fini: una garanzia ideale e politica», è la scritta bianca in campo nero che accompagna la foto d’archivio del leader di Alleanza Nazionale, sulla quale è già nato un giallo. Il manifesto è infatti firmato Centro Studi ideale e libertà, che risulta inesistente alla prima semplice verifica.

Ma anche alla tipografia che avrebbe stampato (Industrie Grafiche Editoriali Sud, di Isola del Liri, in provincia di Frosinone) cadono dalle nuvole e dicono di non saperne nulla.Una «grave provocazione» messa in atto da chi «pesca nel torbido» alla vigilia della manifestazione del 13 ottobre sulla sicurezza. È quanto si legge in un comunicato di An. Da via della Scrofa si commentano così i manifesti apparsi stamane a Roma che ritraggono il presidente Gianfranco Fini intento nel fare un saluto romano.

«Chi ha interesse - si chiede An - a pescare nel torbido alla vigilia della manifestazione di An, che si annuncia imponente per partecipazione popolare? Chi c’è dietro il sedicente e ignoto centro culturale che ha fatto stampare e affiggere in gran numero un manifesto dove un fotogramma tratto da un filmato in cui l’onorevole Fini saluta i partecipanti a un comizio diventa un saluto fascista? Sarà interessante conoscerlo, ma è certo fin d’ora che quando si ricorre a simili espedienti da magliari si è politicamente alla disperazione».

«Confidiamo comunque nella volontà e capacità delle forze dell’ordine di vigilare per prevenire nuove e più gravi provocazioni contro Alleanza nazionale», conclude la nota.Fonte: LaStampa.




Evidentemente gli autori di questa giusta iniziativa non conoscono questa,, più recente, foto.


ave gianfranco!

Come si dice, il lupo perde il pelo ma non il vizio.


09 Oktober

Post ad personam..




Carissimo Capelli,
inizio a credere che su Antonio Di Pietro potresti avere ragione, specialmente considerando la foto qui sopra (quella con cui balla è la Yespica). Secondo te è una versione modificata, porno-satirica diciamo, della questione morale? Oppure anche Di Pietro è un mastellone?


05 Oktober

Senza parole

 

http://www.filibertoputzu.it/intranet/resize2.asp?path=locandadelpittore/img4002-03-1.jpg&width=500

 
 
Non avrei immaginato un anno e mezzo fa che le cose sarebbero andate così.
Non mi immaginavo  Clemente Mastella ministro della Giustizia, colui che sposò Francesco Campanella, esponente mafioso del clan di Villabate e porta documenti di Bernardo Provenzano, sarebbe diventao ministro di Grazia e Giustizia.
Su questo fatto dichiara doi non sapere nulla, vogliamo crederli.
Ma non credo a quello che dice circa De Magistris, forse anche a causa del suo tono da strafottente.
Come sempre. Hai 7 milionioni di persone da curare? Per ora i rimedi mi sembrano pessimi, anzi schifosi.
Basterebbe aiutare chi deve prevenire e fermare questi problemi, anche solo pagando la benzina. E Non fare patti contro di essi.
Non bisognerebbe mandare ispettori ogni volta che qualche magistrato mette il naso dove non dovrebbe, scoperchiando pentole scomode e piene di nomi importanti. La costituzione afferma l'esatto opposto, ossia la separazione dei poteri.
Ma evidentemente  a Ceppalonia vige il codice mastellum, e tutti i suoi derivati.
 
Sono parecchio seccato. In meno di un anno è già la seconda volta che si invoca un provvedimento politico contro Santoro ( e la libera informazione, in generale) e il suo programma.
In barba ai milioni di elettori che hanno votato centro-sinistra perchè credevano a una gestione più libera e aperta dell'informazione e delle telecomunicazion. Nulla di tuttò ciò è giunto al Ceppalone. Più strafottente che mai si attacca a cose piccole piccole, ben adatte a un uomo come lui: "...al contrario della signorina Beatrice Borromeo, non hanno famiglie che possiedono ville sul lago". Dimentichiamoci allora dei propri figlioli, gentilmente piazzati uno come consulente al ministero dell'Interno, l'altro principee del foro di Ceppalonia.
E non parliamo di ville e della celeberrima piscina a forma di cozza. La moglie, come saprete, vanta un posto d'onore nel consiglio per gli Italiani nel Mondo ed è presidentessa del Consiglio Regionale Campano. Altro che ville sul lago.
Per non parlare dei voli di stato, di cui già ci siamo occupati. E lasciamo perdere presunte assunzioni interinali e senza concorso, affidate a personaggi in chiaro-oscuro e già sotto inchiesta plurima.
Del resto è perseguitato, riceve gravissime mincaccie. Un po' come Berlusconi ai tempi del cimicione.
Chissà forse perchè, proprio come Berlusconi, l'attuali ministro di Grazia e Ingiustizia ha parecchi scheletri nell'armadio.
 
 
 
 
p.s: non volgio nemmeno commentare le parole di Prodi.
 

Appello per la Giustizia - Per De Magistris

30 September

Dumbo Castelli/Mastelli e De Magistris.


“Chiediamo l'intervento del Capo dello Stato per porre fine all'imbarazzante ed offensiva attività del Ministro Mastella tesa ad imbavagliare la verità e scongiurare che la giustizia possa, definitivamente, arrivare a lui.
Per evitare ciò ha chiesto al CSM il trasferimento del PM De Magistris motivando la richiesta come atto dovuto a seguito delle risultanze delle ispezioni ministeriali presso la Procura di Catanzaro. A tale proposito, se Mastella si proclama corretto per questo atto "doveroso", saremmo curiosi di sapere come si definisce il Ministro Amato in considerazione del fatto che lo stesso talvolta preferisce ignorare le risultanze delle ispezioni ministeriali (vedi mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Barcellona P.G.-ME).
Forse sfugge, o addirittura sconosce, al ministro Mastella che esistono problemi gravi che andrebbero sollevati al CSM e che rischiano di ingolfare la giustizia; le procure di Caltanissetta e di Catania, considerata l'importanza delle stesse nella lotta alla mafia, sono scoperte da troppo tempo. E cosa dire della paralisi disastrosa che l'entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario provocherà?
Passeranno molti mesi prima che il CSM possa procedere a nuove nomine lasciando così gli uffici scoperti.
Sarebbe opportuno che Mastella si dimettesse subito, così da rendere più sereni anche gli italiani, ai quali chiediamo di non dimenticare che Mastella è testimone di nozze del pentito di mafia F.sco Campanella.
Speriamo pertanto in una forte presa di posizione da parte di tutti gli italiani onesti che non possono essere rappresentati da personaggi come Mastella e company.” Sonia Alfano e Salvatore Borsellino
 
 

 

"La richiesta di trasferimento del pm De Magistris da parte di Mastella è certamente un ulteriore duro colpo per l'equilibrio dei poteri in questo Paese" (Giuseppe Gargani, responsabile giustizia di Forza Italia, Ansa, 22 settembre 2007).

Giuseppe Gargani, responsabile Giustizia di Forza Italia, critica i magistrati di Milano impegnati nel processo Sme e difende il provvedimento del ministro della Giustizia con il quale si rende di fatto operativo il trasferimento ad altro incarico di uno dei giudici del collegio giudicante. 'Le ultime vicende del processo Sme-Ariosto hanno offerto a molti l'occasione di gridare allo scandalo pur di difendere l'uso politico di una parte della magistratura. Ma l'ultimissima questione del processo Sme-Ariosto è più semplice di quanto possa apparire: un giudice del collegio di Milano è stato, in epoca non sospetta, trasferito su sua richiesta ad una funzione diversa: quella di giudice di sorveglianza'. Quindi questo magistrato, sottolinea Gargani, 'non può, né avrebbe potuto svolgere le funzioni di giudice di un tribunale. Questi fatti non consentono la violenza verbale usata da chi non sopporta le regole pur di portare avanti una procedura giudiziaria strumentale a fini politici. E' molto triste che un collegio giudicante non abbia la serenità ed il buon senso di chiamarsi fuori da questo scontro politico che crea turbamento per la democrazia e per la convivenza civile e certamente danneggia la magistratura" (Giuseppe Gargani, responsabile giustizia di Forza Italia, Ansa, 4 gennaio 2002).

 

Marco Travaglio.

 

 

 

 

Ma non ci avevano detto che avrebbero agito nel principio della separazione dei poteri, che avrebbero abolito le ad personam e che ogni cittadino sarebbe rimasto uguale davanti alla legge? Insomma, il centro-sinistra non era diverso dal centro-destra? Purtroppo la risposta appare scontata: NO!

28 September

Happy birthday mr. President

 
 
 

http://italy.indymedia.org/uploads/2004/11/berlusconi_nudo.jpg

Mussolini non ha mai ucciso nessuno, anzi gli oppositori li mandava in vacanza nelle isole.Mai avuto a che fare con Craxi. Le mie aziende non hanno mai corrotto nessuno. Giuro sulla testa dei miei figli.Paolo di Tarso era un grande filosofo greco. Bossi parla come un ubriaco da bar, ladro e ricettatore di voti. Con lui non prenderò mai  più un caffè. Arafat mi ha chiesto di dargli una tv per la striscia di Gaza, gli mandero Striscia la Notizia.Ormai in Iraq c'è una vita regolare, certo poi ci sono le cose che non funzionano, come i semafori: a Bagdad non vanno. Il papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol: ha la stessa idea vincente del mio Milan, che poi è l'idea di Dio, la vittoria del Bene sul Male. Montanelli e Biagi erano gelosi di me. Mai sentito parlare di All Iberian. Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta. In questo luogo passò Enea in fuga col padre Anchise e diede il via alla dinastia da cui nacquero Romolo e Remolo.Se non entro in politica vado in galera. Scendo in capo per un nuovo miracolo italiano. Non capisco perchè a San Siro debbano entrare anche i tifosi delle altre squadre togliiendo il posto ai nostri: San Siro deve diventare solo rossonero. La situazione di salute del papa è di assolutà tranquillità.Anch'io ho scritto le tavole della legge, come Napoleone e Giustiniano; Mosè era un passatavole. Ho dato mandato ai miei legali di vendere le mie televisioni. I poveri sono persone diseducate al benessere. Io sono l'unto del signore.La nostra costituzione è di stampo sovietico. Siamo il partito dell'amore contro il partito dell'odio.Coglioni! Faccia da stronzi!Stalinisti! Ladri!Golpisti!Fascisti!Vaffanculo! Noi ai giudici insidiamo le moglio, siamo dei tombeurs de femmes. Per portare a Parma l'agenzia alimentare europea ho riesumato le mie doti di play boy e ho fatto la corte alla presidente finlandese. Nesta al Milan? Mai, sarebbe amorale. Fra me e Confalonieri c'è un patto: quello di avvisarci reciprocamente qualora uno dei due rincoglionisse, e Fedele ancora non mi ha detto niente. Non ci sarà alcun condono fiscale. L'evasione di chi paga il 50% dei tributi è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini e che non ti fa sentire colpevole. I giudici sono matti, mentalmente disturbati, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Le mie tv mi remano contro. Il trapianto è ottimo, lo consiglio a tutti. Sono stato sempre assolt. Biagi Luttazzi e Santoro hanno fatto un uso criminoso della televisione pubblica, e credo che per questo debbano pagare. Non ho mai detto a nessuno di cacciare Biagi e Santoro. Bella l'Estuania! Sono alto un metro e settantuno! Galliani è la persona più onesta che ho mai conosciuto. I give you the salutantion of my president of Republic. Questa storia delle leggi ad personam è falsa, ne ho fatte solo tre, per me. Gilardino al Milan? Mai, sarebbe amorale. Sono il Gesù Cristo della Politica. Lavoro più di Napoleone, solo Gianni Letta mi batte. Sto trattando con la Russia dell'amico Putin per aprire un corridorio negli Urali e collegarci all'OCeano Pacifico. Signor Schultz, la proporrò per il ruolo di kapò. Io non racconto barzellette: racconto parabole. La Sinistra ha una predilezione per i dittatori. Putin è un sincero anticomunista. Gheddafi è un leader liberale. Il lifting me l'ha imposto mia moglie. La giustizia è un cancro da estirpare. Si sono sbagliati gli elettori, erano giusti gi exitpoll. Prodi ha mentito: in un paese normale un premier che mente si darebbe già dimesso.
 
Altri cento di questi giorni, Mister ex-President!
 
 
Le frasi riportate sono tutte state pronunciate da Berlusconi Sivlio, e tratte da: "Uliwood Party" Di Marco Travaglio, dalla Rubrica Carta Canta e da dichiarazioni Ansa.
27 September

Scrivi ai parlamentari europei per la messa al bando delle lampadine inefficienti

 

 

 

Chiedi ai Deputati Europei di sostenere la messa al bando delle lampadine inefficienti

Le tradizionali lampadine a incandescenza nelle case europee sprecano il 90% dell’energia, che viene dispersa sotto forma di calore.

L’Unione Europea dovrebbe imporre degli standard per mettere al bando le lampadine a incandescenza e garantire che nei negozi vengano vendute solamente lampadine efficienti, moderne e amiche del clima: meno sprechi = meno emissioni di gas serra.

Alcuni Membri del Parlamento Europeo la pensano come noi e hanno lanciato una “Dichiarazione Scritta” per introdurre la messa al bando delle lampadine a incandescenza.

Abbiamo bisogno che almeno 400 membri del parlamento firmino la dichiarazione entro il 10 giugno. Tu ci puoi aiutare! Salva il clima! Scrivi ai parlamentari europei e chiedi loro di firmare la dichiarazione. I parlamentari non ricevono molte email dall’esterno: ogni singola email che riceveranno avrà quindi un peso determimante.

Sentiti libero di personalizzare il testo della email prima di inviarla - ad esempio aggiungendo i tuoi saluti alla fine.

Obiettivo: 7332 persone hanno inviato questo messaggio ai deputati italiani presso il Parlamento Europeo. Aiutaci ad arrivare a 7000.


IL TESTO




Gentile Parlamentare,

Le chiedo di sostenere e firmare la dichiarazione scritta numero 0029/2007 del Parlamento Europeo che riporto di seguito.

Cambiando le vecchie e inefficienti lampadine a incandescenza con moderni ed efficienti sistemi di illuminazione (come ad esempio le lampade fluorescenti compatte) potremmo abbattere milioni di tonnellate di gas serra che contribuiscono al riscaldamento globale, risparmiando allo stesso tempo miliardi di euro in carburanti e abbassando i costi delle bollette elettriche. 

A parità di luminosità, una lampada efficiente compatta consuma un quarto dell'energia di una lampada a incandescenza, che disperde invece il 90% dell'energia consumata sotto forma di calore.

Basta la Sua firma entro il 10 giugno per supportare un'idea semplice e brillante: promuovere l'innovazione e ridurre le emissioni di gas serra!

TESTO DELLA DICHIARAZIONE SCRITTA:

0029/2007

Dichiarazione scritta sulla messa al bando delle lampade a incandescenza nell'Unione europea
Il Parlamento europeo,
–    visto l'articolo 116 del suo regolamento,

A.    considerando che il risparmio energetico è un fattore essenziale della strategia dell'UE per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare la sicurezza dell'approvvigionamento,

B.    considerando che l'80 per cento dell'illuminazione domestica al giorno d'oggi utilizza lampade a incandescenza altamente inefficienti, che trasformano soltanto il 5 per cento dell'energia utilizzata in illuminazione,

C.    considerando che queste lampade potrebbero essere sostituite in modo rapido, ottenendo un risparmio di 5 - 8 miliardi di euro sui costi del combustibile in tutta l'Unione europea, e di circa 20 milioni di tonnellate sulle emissioni di CO2,

D.    considerando che esiste un crescente movimento globale a favore di una legislazione che vieti le lampade a incandescenza, manifestatosi a Cuba (maggio 2006), in Venezuela (novembre 2006), in California (febbraio 2007), in Australia (febbraio 2007) e in Ontario (febbraio 2007),

1.    invita la Commissione ad avviare l'iter legislativo per mettere al bando entro il 2010 la vendita delle lampade a incandescenza nell'Unione europea;

2.    invita gli Stati membri ad avviare immediatamente, sotto gli auspici dell'UE, le campagne di sensibilizzazione del pubblico sui vantaggi economici e ambientali dei sistemi di illuminazione efficienti, e a sfruttare al massimo la legislazione attuale per facilitare il graduale abbandono delle lampade a incandescenza;

3.    esorta la Commissione a utilizzare la proposta di un nuovo accordo internazionale sull'efficienza energetica per introdurre a livello globale il divieto dell'utilizzo delle lampade a incandescenza;

4.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, alla Commissione e agli Stati membri.



Per Aderire: Greenpeace.it


Fonte: Greenpeace

21 September

Rivolta anti-racket in Sicilia e le nuove lupare di Cosa Nostra.

SECONDA FESTA PIZZO FREE - Uno dei lavori degli studenti delle scuole presenti in piazza

(foto da Addiopizzo)

"In questi cantieri non voglio vedere nessuno. Uscite tutti o sentirete i colpi di lupara".
E' passato più di un anno da quando lo zio Binu è finito in manette. E con lui sembra essersene andata la vecchia Cosa Nostra, quella che lo zio aveva voluto tener sommersa,che non dava mai nell'occhio, che trattava con garbo i taglieggianti, che sparava poco e parlava ancora meno.
Ora i nuovi Boss, capeggiati da Salvatore Lo Piccolo e dal figlio Sandro, hanno cambiato strategia: a essere in gioco è l'eredità dello zio, il posto dei capi dei capi al vertice di Cosa Nostra, e ogni mezzo è lecito.
E così è cambiato anche il modo di riscuotere il pizzo, uno dei proventi maggiori della mafia. Ora non si manda più il "Signor Anzalone",  ma si invitano gli interessati a cercare un amico e "mettersi apposto". Se questo non dovesse avvenire, al posto della colla nella serratura arriverà la dinamite.
Da Palermo a Catania, una nuova squadra di picciotti imperversa per i cantieri, pistole sempre ben in vista,  con fare poco gentile: a Mondello un geometra è stato picchiato a sangue, dopo l'adesione ad Addiopizzo di Rodolfo Guajana la sua ferramenta è stata bruciata. Se ne sono accorti i pm antimafia Gozzo e Paci, avvisati da Isodoro Cracolici, uno degli ultimi pentiti di Cosa Nostra. Cracolici parlava di Sandro Lo Piccolo così: "Sono stato io a svezzarlo, è abituato alla latitanza da bambino. Era molto molto irrequieto, gli piacevano le lite e scorribande".
Che il clima in Cosa Nostra sia cambiato lo si capisce anche dalle minacce a Lirio Abbate, redattore dell'Ansa e giornalista della Stampa, autore insieme a Peter Gomez del libro "I Complici. Tutti gli uomini di Provenzano da Corleone al Parlamento." Un libro che ricostruisce passo passo i rapporti fra mafia e politica, facendo nomi e cognomi dei riferenti all'interno delle istituzioni. Per questo Abbate vive sotto scorta, cosa impensabile fino a poco tempo fa, quando il Padrino aveva ordinato la massima riservatezza.
Ma le cose sono cambiate anche nella società civile. E' passata la linea dura di Montezemolo e della nuova Sicindustria, che vuole espellere chi paga il pizzo. Idea quanto meno bizzarra, ma che ben esprime le idee dei vertici, non più disposti a pagare e a sopportare soprusi. La situazione, sotto questo aspetto, si è veramente capovolta: basti pensare che fino a poco tempo fa il capo di Confindustria era uno dei primi a pagare.
Da appena un anno dalla nascita di Addiopizzo, un'associazione anti-racket, sono in molti gli imprenditori che decidono di non pagare più e di denunciare tutto. Persone come Santo lo Bocchiaro, Palermo, che subisce estorsione nel 2005 e denuncia tutto nello stesso anno, come Stefano Italiano Gela che paga dal '95 al 2005 ma che poi decide di denunciare, come Elisa Nuara Gela che ha deciso di difendere i taglieggiati e una associazione di imprenditori e commercianti.
Altro fatto sorprendente lo descrive Attilio Bolzoni in un bel articolo apparso oggi su Repubblica: "Una decina di ragazzi palermitani una mattina d'inizio estate hanno fatto trovare la città tappezzata di manifesti. Erano appesi dappertutto. Sui muri. Sui pali telefonici. Sui balconi dei palazzi. E su ogni manifesto c'era scritto: "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". "
Ma purtroppo le cose non sono ancora così rosee. A pagare è ancora la grande maggioranza, si stima che Cosa Nostra abbia un giro d'affari di 10 miliardi all'anno per il solo racket. Si paga da 200 a 500 euro al mese in periferia, da 750 a 1000 in centro e addirittura 5000 per gestire un'attività come supermercato. Pagano e non temono di finire sotto inchiesta per favoreggiamento, come emerge dalle intercettazioni a loro carico. Una tradizione lunga, scoperta nel 1989, anno in cui si scoprì il primo libro  paga della famiglia di Madonia. Ma da allora le cose sono molte cambiate, c'è stata un'ampia e diffusa presa di distanza della società civile e della stesa Confindustria. "Non si può neanche evocare lo stato di necessità. Magistratura e forze dell'ordine sono ormai in grado di garantire in tempi brevi una risposta a chi denuncia", ricorda il pm Maurizio De Lucia. Ma tempi brevi non significano sicurezza, e anche per questo motivo in molti continuano a pagare.

 "Ma quanti sono i taglieggiati di Palermo? "I dati statistici fanno desumere, con ragionevole certezza, l'esistenza di un "numero oscuro" assolutamente elevato che, secondo stime, darebbe conto di come l'80 per cento dei commercianti e degli imprenditori sia vittima del racket", scrivono i carabinieri di Palermo in un dossier riservato consegnato il 16 luglio scorso alla commissione parlamentare antimafia. Quel "numero oscuro" scenderà o salirà nelle prossime settimane? A Palermo vinceranno sempre loro, i soliti padroni? "
14 September

Tagli alla spesa per volare in airbus a Monza.

Eccola qui l'Italia, il Paese delle magagne, dei favori e dei favoritismi, dei politici arroccati sulle loro poltrone, distanti anni luce dai problemi della gente e pronti a rispondere alle domande imbarazzanti con faccia sorniona, aria bonaria ed un paterno sorriso (a sinistra), sfoggiando strafottenza ed un innato celodurismo (a destra) oppure un simpatico e non meno ripugnante bigottismo (al centro).
Chissà se gli italiani si sveglieranno prima o poi, chissà se apriranno gli occhi...che il V-Day organizzato da Grillo sia un inizio? Chi può dirlo? Fatto sta che il comico ed i suoi grilli incazzati sono stati tacciati tutti di anti-politica, mentre a mio avviso l'anti-politica è quella che si fa in Parlamento... Sono d'accordo con Marco Travaglio che, intervistato a Primo Piano ha detto:"Questa non è anti-politica, semmai Super-politica" ed ha aggiunto:    "Grillo non può essere  considerato un populista, se fosse stato un populista avrebbe detto che tutti i parlamentari sono dei criminali, mentre lui ha fatto i nomi di quelli condannati e di quelli in via di giudizio".
Molti di voi diranno che sono schierato, bè si mi schiero, non voglio rimanere nel limbo in balia delle decisioni di qualche stronzo, e mentre vengono fatti tagli alle spese per i finanziamenti statali, c'è Mastella che prende l'airbus presidenziale per andare a vedere il gran premio, cari lettori allora qui non mi indigno, ma mi incazzo seriamente a fronte del taglio alle spese che colpirà molti settori fra cui la scuola. Vi lascio per l'appunto con una lettera presa dalla repubblica di oggi.

Buona lettura,
Alexandròs.


La lettera aperta al ministro Fioroni della madre di un bambino con ritardi
"Era migliorato grazie al sostegno, ma ora scopriamo che è stato dimezzato"

"Il mio Luca, bello e difficile
che ha perso l'aiuto della scuola"


Attraverso Repubblica.it mi rivolgo al Ministro della Pubblica Istruzione.

Ill. mo dott. Fioroni, chi le scrive non è una delle venti donne più potenti della Terra. Chi Le scrive è soltanto una mamma, la mamma di Luca. Un bambino che - senza mascherarsi dietro il politically correct - è un bambino ritardato. Proprio così: Luca è bello, fisicamente perfetto ma "non ci arriva".

Finché ha frequentato la Scuola Materna, tutto era come velato. "Si farà", mi dicevano le sue insegnanti. Ed io un po' ci ho creduto. Quando poi è giunto il momento di iniziare la scuola Elementare, la neuropsichiatra che lo ha in cura da qualche anno, mi ha consigliato di presentare domanda per un insegnante di sostegno. E così lo scorso anno scolastico a Luca e alla sua classe è stato assegnato un insegnante in più che ha svolto un ottimo lavoro: Luca alla fine dell'anno sapeva distinguere le lettere dell'alfabeto e scriverle in stampatello.

Tutto insomma sembrava procedere bene finché io e gli altri genitori del GLH, ossia Gruppo Lavoro Handicap, siamo stati informati degli imminenti tagli della Finanziaria alla scuola e in particolare alle ore per gli insegnanti di sostegno. Attoniti, abbiamo chiesto spiegazioni alla Dirigente: i nostri figli non riceveranno più la stessa copertura dell'anno scorso, nei dettagli ancora non si sapeva. Ci ha consigliato di attendere luglio per eventuali sviluppi, e noi abbiamo diligentemente aspettato. Poi a luglio ci ha consigliato di attendere settembre e noi abbiamo atteso. Finché il 10 settembre, primo giorno di scuola, mi viene confermato che le ore di sostegno per Luca sono state ridotte del 50%.

Gent. mo Ministro, Le faccio ora il classico conto della serva: Luca frequenta la scuola per quaranta ore settimanali, ma verrà seguito in modo particolare soltanto per undici. Nelle restanti ore verrà preso in carica dalle insegnanti di classe che hanno già ventidue bambini. Ormai è palese per tutti gli italiani: nell'odierna società non c'è destra né sinistra che tenga: contano solo potere e denaro. Ma io che non sono né ricca né potente e che con dignità voglio permettere a mio figlio di studiare senza incatenarmi al cancello della scuola, che cosa posso fare per offrirgli un futuro se non posso neppure garantirgli l'istruzione elementare?

Io che sono solo una mamma, la mamma di Luca.
Ivana Leone
Milano


(14 settembre 2007)
 
09 September

Il V-Day è arrivato. Alcune foto da Milano e Legnano..

Tutte le nostre foto dei V-Day di Milano e Roma le trovate sul nostro account Flickr.
Qui Milano...












Qui Legnano...








Roma sta arrivando.
07 September

Il V-Day sta arrivando..

Domani dalle 16.30 alle 22.00 io sarò a Bologna con Patrizia e Lino Aldrovandi, Alessandro Bergonzoni, Don Ciotti, Massimo Fini, Milena Gabanelli, Mauro Gallegati, Walter Ganapini, Peter Gomez, Sabina Guzzanti, I ragazzi di Locri, Norberto Lenzi, Massimo Majowiecki, Gianna Nannini, Maurizio Pallante, Gino Strada, Marco Travaglio.
Canteranno: Leo Pari, Metrical Division, Germano Bonaveri, Guido Foddis, Pau e Mac dei Negrita, Gli Skiantos.

(da www.beppegrillo.it)

In altre 225 città Italiane e 30 estere sono organizzati spettacoli e raccolte firme.


 
     
 
 
   
     
       
   
 
   
 
 



 
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vaffa-day


Domani foto live dai V-day di Milano e Roma..
 
29 August

Il compagno Mirello, pardon compare.

http://www.piolatorre.it/images/Pio-La-Torre.jpg






Qualche tempo fa l'ex ministro Giovanardi disse che con la mafia bisognava conviverci.
 Non combatterla, perseguitarla, stanarla. No, conviverci.
Allora in molti si scandalizzarono anche nei Ds, immemori però del compagno Mirello.
Al secolo Wladimiro Crisafulli, Mirello è uno storico esponente dei Ds siciliani militante del Pci prima, del Pds poi. Siciliano, è vicepresidente dell'Assemblea Regionale; insomma occupa un ruolo di primo piano nel partito regionale, da sempre impegnato nella lotta alla mafia. O almeno così pensavamo. Il 19 Dicembre 2001 alle ore 13.05 compare insieme a Raffaele Bevilacqua davanti agli occhi delle telcamere piazzete dalle telecamere della polizia piazzate in un albergo.
Raffaele Bevilaqua, già iscritto Dc in gioventù, è il capomafia del mandamento di Enna. Partecipa addirittura a una riunione della commisione interprovinciale di Cosa Nostra nel 1991, quando si decise di uccidere Falcone e Borsellino. Vedere dunque Crisafulli che dialoga con Bevilaqua causa un certo scalpore nella società civile, già scossa per le indagini a capo del presidente della regione Salvatore Cuffaro. Non si tratta di una chiaccherata qualunque, ma di una vera e propria riunione fra uomini d'onore.
Il dialogo si svolge a Enna, unica roccaforte rosse nell'azzurra Sicilia. Tutti gli uomini che contano, a Enna, sono iscritti o simpatizzanti per i Ds e quindi sono tutti facilmente contattabili dal  e tramite compagno Mirello. Il clima è cordiale, scherzoso, Crisafulli scherza sull'orologio del boss si parla di traffico e meteo. Poi si arriva alla politica. Il boss si lamenta di candidati scomodi, "Spererei che mi facessi contento questo gruppo. Sono amici miei sono anche amici tuoi". Si passa poi agli appalti, si riferiscono ad un disboscamento appaltato ad una ditta calabrese a cui Bevilacqua vuole affiancarsi con la sua impresa. Vorebbe anche avere in appalto tutti i progetti che sono da realizzare in provincia. " A chi l'hai dato [l'appalto]?" domanda il boss. "Agli unici che lo possono realizzare, i fratelli Gulino[imprenditori presidenti di Confindustria a Enna e fedelissimi diCrisafulli ndc]. Questa cosa non piace al boss, che se ne lamenta. Ma Crisafulli, col fare del padrino, risponde "Tu fatti i cazzi tuoi". Infine la presunta tangente: "Su quella appalto comandano altre due ditte che vanno liquidate", Wladimiro ribatte "Se voglio quel lavoro devono battere un colpo , e devono batterlo anche forte".
Il direttivo regionale dei Ds arriva a criticare e censurare duramente il comportamento di Crisafulli, che tuttavia non viene espulso dal partito. Intanto la procura di Caltanissetta apre un procedimento a suo carico per concorso esterno in associazione mafiosa, finita poi archiviata perchè il colloquio non portò alcun diretto beneficio a cosa nostra.
Ma nella sentenza i giudici scrivono: " è dimostrata da parte del Crisafulli la disponibilità a mantenere rapporti con il Bevilacqua, accettando il dialogo sulle proposte politiche dello stesso, ascoldanto la sua istanza e rispondendo alle domande sulle possibili iniziative politico-amministrative, in particolare in maniera di funzionamenti e appalti." I rapporti fra il compagno Mirello e il boss Bevilacqua costitutiscono "un complesso di contatti e disponibilità al dialogo di inquietante valenza: il solo fatto che un autorevole rappresentante politico incontri un personaggio del quale non poteva non ignorare (ogni iportesi contraria pare irrealistica)  [..] la nota caratura nel contesto della illiceità mafiosa, è fatto troppo grave perche sia il caso di insistere. La pubblicità dell'incontro [..] valorizza in tutti i presenti al congresso l'idea di stabili contatti mafia-politica, con ovvio vantaggio per la prima". Ma tutto ciò per i giudici non basta perchè se "la condotta del Crisafulli può apparire oggettivamente legittimante rispetto a Beviliacqua e quindi pericolosamente vicina al sottile confine della attività penalmente illecita [..]. Però si deve concludere che non vi sono sufficienti elementi di prova per sotstenere che abbia recato siginificativa,rilevante utilità al Bevilacqua, al sodalizio criminoso di apparteneza dello stesso o all'intera Cosa Nostra"(1)
Come se tutto ciò non bastasse per porre fine alla carriera politica di Crisafulli, il pentito Angelo Leonardo confessa ai giudici che Crisafulli era "persona conosciuta dal padre Gaetano Leonardo, capofamiglia  di Enna" e che "la candidatura del Crisafulli  alle elezioni regionali del 2001 avrebbe dovuta essere sostenuta dalla famiglia mafiosa in previsione di poter ottenere, tramite Crisafulli, contatti nel mondo imprenditoriale[..]".
Crederete che dopo tutto ciò Crisafuli sia sparito dalle file dei Ds tramite espulsione, tantopiù nel partito di Pio La Torre e di Enrico Berlinguer. Ma invece no. Crisafulli per questo viene promosso con un posto sicuro nel collegio Sicilia-2 ( 1 Rutelli 2 Violante 3 Piscitello 4 Crisafulli). L'unico a dire qualcosa è Di Pietro, che viene zittito da Luciano Violante che replica "Crisafulli è nelle stesse condizioni in cui si è trovato Di Pietro in passato, prima incriminato e poi assolto". Solo che Di Pietro non era amico di un boss mafioso. Chissà cosa direbbe La Torre a Violante.


(1) Raffaele Bevilacqua verrà condannato a 13 anni e 7 mesi dal Tribunale di Enna per associazione mafiosa 
22 August

Nella terra degli infedeli, Alexander Stille. Piccola recensione su un docu-film sulla lotta alla mafia nella Prima Repubblica.

Nella terra degli infedeli, Alexander Stille. Piccola recensione su un docu-film sulla lotta alla mafia nella Prima Repubblica

che guardarono in faccia Cosa nostra" src="http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/film-mafia-stille/film-mafia-stille/este_22161827_18580.jpg" width="280">

 

 

"In un altro paese, dopo la vittoria di Palermo, Falcone e Borsellino sarebbero stati messi nella condizione di vincere la guerra, ma in Italia questo non accadde."

E su questa traccia che si dipana lo svolgimento del film-documentario basato sul libro di Alexander Stille. Ho reputato il film interessante proprio perchè guarda con occhio estraneo, da straniero, ad avvenimenti che troppo spesso noi diamo come scontati. Il fim non si perde in scene romanzesche o noir, ma parla sempre tramite i fatti. Nulla delle soap opera berlusconiane è presente, e i protagonisti sono inquadrati per quello che erano, persone coraggiose che hanno decise di combattere quello che tutti conosco ma che nessuno denuncia. La ricostruzione di Stille è avvalorata dalle fotografie di Letizia Battaglia.
Si inizia dalla nascita, arrivando alla fama del dopoguerra, quando venne arruolata nella lotta al comunismo dalla Dc e dall'America. Dopo aver ricevuto un primo riconoscimento istituzionale arrivarono le prime lotte per il potere: fra le famiglie e in città, contro coloro che tentavano di opporsi. Arrivano le morti di Pio La Torre, Dalla Chiesa, e Basile. Arriva Rocco Chinnici e la sua geniale idea del pool, ma arriva anche l'autobomba che se lo porta via. Allora a Palermo c'era qualcosa come uno sparo ogni 3 minuti: era in atto la lotta degli zutari, i corleonesi, per conquistarsi la città. Qualcosa di molto simile a quello che sta succedendo oggi a Napoli. Con occhio  sempre lucido ci si concentra sul pool antimafia e i suoi protagonisti: Caponnetto, degno erede di Chinnici, Falcone Borsellino Di Lello e Guarnotta. Arrivano le indagini di Falcone su strani assegni oltre oceano e sul traffico di droga U.S.A-Sicily. La svolta avviene quando viene arrestato il maxi-pentito, Tommaso Buscetta, che inizia a svelare un universo parallelo che nessuno aveva mai immaginato. Capifamiglia, commissari e commisione, i cugini Salvo e Salvo Lima, amico del cuore di Andreotti. Un organismo para-statale il cui unico scopo è il mantenersi in vita e stare col potere. Uno dei pm, intervistato, dice: "La mafia non è nè di destra nè di sinistra, ma sta col potere". Particolarmente interessanti, a mio parere, le interveste e i documenti che riguardo i protagonisti di allora, che offrono un quadro culturale di quello che stava avvenendo in Sicilia in quel periodo. Un altro rinascimento, in cui anche la Vecchia Balena Bianca aveva deciso di cambiare, facendo leggi antimafia e ponendo un innovatore come Leoluca Orlando a sindaco di Palermo. Tutto questo terminò con il maxi-processo, analizzato nel film per quello che è stato: un processo interminabile in cui le tesi dell'accusa vennero confermate e dimostrate in aula. Maxi-processo che possiamo dire che terminò con la sentenza di primo grado, che condannò gran parte degli imputati, specialmente i capimafia. Poi, complici il PARTITO SOCIALISTA e IL PARTITO LIBERALE che ventilavano una svolta garantista nei processi, le cose cambiarano. La mafia, tradita dalla sua vecchia amcia, votò Psi, il quale ricambiò il favore con le leggi sopradette, che scarcerarono molti mafiosi condannati al Maxi-processo. In quel periodo anche il pool si sciolse: Borsellino andava come capo procuratore a Marsala, Caponnetto lasciava convito che l'avrebbe sostituito Falcone. Ma strani giochi di potere interni al Csm vollero Meli al posto di Falcone, con una conseguente controrifroma a quella che era stata la rivoluzione del pool. Ci fu anche una violenta campagna mediata contro Falcone, accusato di essere "una testa calda", ci fu il j'accuse di Borsellino che lo portò davanti al Csm con un provvedimento disciplinare. A questo punto Falcone decise di alzare la posta in gioco, e rassegnò le dimissioni, che a fatica decise di ritirare. Nel frattempo Claudio Martelli lo chiamava a Roma come capo gabinetto, per isolarlo dal pool o per far colpo sull'opinione pubblica chi lo sa..
Fatto sta che anche in questa posizione fece bene, individuando gravi pecche etiche a danno del giudice capo della cassazione Carnevale, il quale aveva rimandato da capo il processo per "vizi procedurale ed errori di forma". Caduto Carnevale la cassazione riconfermò in pieno tutte le sentenze: ora i mafiosi avrebbero pagato.Intanto il vecchio pool si proponeva di andare avanti, convito che la vera mafia fosse quella che Chinnici metteva al 3° livello: la mafia politica. Ma purtroppo non fece in tempo, prima Capaci e poi via D'Amelio, con i relativi misteri che avvolsero questi avvenimenti. Finalmente si deicise di legiferare seriamente contro la mafia e sconti di pena vennero concessi a chi si costituiva come collaboratore di giustizia. Nel frattempo Andreotti veniva indagato a Palermo, per i suoi rapporti con esponenti mafiosi, come ad esempio il suo caro amico democristiano Salvo Lima, ucciso dalla mafia perchè nulla era riuscito a fare a livello politico per fermare il maxi-processo. Ma, come disse Caponnetto dopo via D'Amelio "E' tutto finito, è tutto finito".

Parole purtroppo confermate dal periodo 94-2006(?), Ossia dal primo e dal secondo governo Berlusconiano, ben intervallato con quello dalemiano.  Nessun aiuto politico venne dato nella lotta alla mafia, anzi, molte leggi del governo berlusconi sfavorirono i collaboratori di giustizia e resero assai più difficili le indagini in campo mafioso.Forse perchè nel 2001 Fi in Sicilia vinse 61 a 0 o forse per i nove anni inflitti a Marcello dell'Utri dal tribunale di Palermo. Per non parlare della crociata anti-Caselli e della recente genialata Mastelliana sulle intercettazioni. Stille trae queste conclusioni: la mafia è un fenomeno umano e quindi è possibili combatterlo. Per di più si è visto come le cose stessero cambiando, quando c'era la volontà di combattere la mafia. I capi-clan venivano arrestati ed l'intera struttra subiva duri attacchi. Ma oggi è questa volontà a mancare, e finchè essa sarà latitante la mafia si rafforzerà, fino a diventare sempre più difficile da combattere.


This is the end...

 
 
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